E’ nato PUNTELLO

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Apre il nuovo sito PUNTELLO, come erede ideale dell’esperienza di Pioltello2011. Invitiamo percià tutti coloro che in questi mesi hanno frequentato Pioltello2011 a “traslocare” su PUNTELLO, con l’augurio di trovare nel nuovo sito lo stesso spazio di libertà che ha contraddistinto questa esperienza. Pioltello2011 resterà aperto a memoria storica in sola lettura.

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Un nuovo nome per un nuovo sito

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Pioltello2011 è nato un anno e mezzo fa, con lo scopo di supportare la costruzione del Programma Amministrativo in vista delle elezioni comunali 2011 nella nostra città. Passate (e vinte) le elezioni, interrogandoci sul futuro del sito, siamo giunti alla conclusione che, se da un lato Pioltello2011 ha esaurito il suo compito, dall’altro Pioltello2011 ha dimostrato l’utilità di un luogo di discussione sempre aperto ai contributi di chi fa politica e di chi non la fa. Abbiamo perciò deciso di accompagnare la fine di Pioltello2011 (che rimarrà comunque in linea, a testimonianza e documentazione del gran lavoro svolto da tutti coloro che hanno partecipato) con la contestuale nascita di un nuovo sito, dedicato sempre ai temi politici, sociali e culturali della nostra città. L’obiettivo è di fare questo passaggio entro il mese di ottobre 2011.Siamo pronti, ma ci manca il nome. O meglio, ne sono usciti alcuni, sui quali ci piacerebbe raccogliere il tuo parere, attraverso questo sondaggio. Le proposte finora emerse sono:

  • Puntello (che significa “appuntamento” per i partecipanti, ma anche “sostegno” alla città e, nel suono, ricorda “Pioltello”, “El Punt” cioè il tradizionale nome dell’incrocio tra via Roma e via Milano e persino il titolo di un venerando mensile prodotto in città “Punti di vista”)
  • Appuntello (simile a Puntello, “Appunti di Pioltello”)
  • OpenPioltello (nel senso di apertura alle proposte)
  • PiazzaPioltello (la “piazza” virtuale di discussione)
  • PioltelloDomani (guardare avanti a cosa servirà alla nostra città)
  • PioltelloResponsabile (si spiega da sé)
  • PuntiDiLista (ricorda “Punti di Vista” ma con la “Lista” per Pioltello)
  • ViaVignola (Via Vignola è l’indirizzo della sede della Lista, in pratica un invito a partecipare virtualmente al dibattito della Lista)
  • Pioltellesi (il sito dei Pioltellesi)
  • Selipio (che si può leggere come “Se li prendo…” ma anche come “Seggiano” “Limito” “Pioltello”)
  • Maselipio (come sopra, con l’aggiunta di “Malaspina”)
  • QuattroQuartieri (ricordando la struttura a quartieri della città)
  • QuattroCantoni (come sopra, ricordando anche il gioco omonimo)

Scegli fino a tre nomi qui a fianco e clicca su “Vote”. Puoi anche proporre un nuovo nome, lasciando un commento. Per vedere l’andamento del sondaggio clicca su “View Results”.

UN CODICE ETICO PER IL COMUNE DI PIOLTELLO ?

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                         Era da un po’ che pensavo ad un articolo su Pioltello 2011 sull’opportunità di dotare il comune di Pioltello di un codice etico quando è scoppiato il caso Penati che oltre a un “problema di etica pubblica” (la frase, è del senatore Pd Casson) ci ricorda che la corruzione in politica non è ne di destra ne di sinistra e ripropone con urgenza il problema della morale in politica e di un’etica che valga per tutti.

“La presunzione di innocenza vale sul piano giudiziario ma non su quello politico”,

ha scritto ad esempio Eugenio Scalfari il 28 luglio 2011, a trent’anni esatti dalla celebre intervista che il fondatore di Repubblica raccolse dall’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer.

In quel colloquio, Berlinguer affermava che “la questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro”.

Navigando nel sito del comune di Pioltello non ho trovato traccia di un codice etico. Sicuramente giunta e dipendenti comunali amministrano e lavorano con lealtà, correttezza e imparzialità ma perché non dotarci di un documento che ribadisca l’ovvio impegno al rispetto delle norme, ai valori dell’onestà, dell’integrità, della responsabilità, della lealtà, dell’imparzialità ?

Ma prima di vedere cosa dovrebbe contenere il nostro codice etico, vorrei ribadire a cosa serve un codice etico che oramai anche molte aziende adottano.

Secondo la definizione, l’etica è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati, il termine codice etico definisce quell’insieme di principi di condotta che rispecchia particolari criteri di adeguatezza e opportunità, in riferimento a un determinato contesto culturale, sociale o professionale.

Il “codice etico” rimanda quindi all’antica e complessa problematica della morale ovvero dell’esistenza, o meno, di principi universali ai quali dovrebbero ispirarsi le azioni dell’uomo. In particolare, il termine “codice etico” acquisisce un suo valore specifico nella contemporaneità, proprio quando, parallelamente all’indebolimento dei cosiddetti “pensieri forti” tradizionali (le ideologie politiche, filosofiche e religiose che dettavano in modo rigido le norme della convivenza sociale), si assiste alla crescente domanda di regole di deontologia capaci di determinare i limiti e le condizioni della prassi umana in particolari contesti.

Tornando al Comune di Pioltello nella mia mente il nostro Codice Etico, che dovrebbe essere sottoscritto dai dipendenti e dai politici dovrebbe contenere dei concetti che elenco ma che invito tutti a completare:

Definire i destinatari: Collaboratori, Dipendenti, Amministratori, Responsabili, Società Partecipate …

Definire i valori: onesta, integrità morale, responsabilità, lealtà, obiettività, rispetto dei valori di interrelazione con gli altri, promozione del dialogo e dialettica all’interno del consiglio comunale, uso occulto dei beni della società e senso di appartenenza …

Definire l’ambito di applicazione: dipendenti comunali, amministratori e terzi con i quali il Comune di Pioltello intrattiene rapporti …

– Verificare l’efficacia del codice nei confronti dei dipendenti, dei collaboratori e degli Amministratori e di terzi.

Ridefinire i rapporti interni ed esterni: tramite le risorse umane, la politica di selezione del personale, le pari opportunità, l’ambiente di lavoro e la sicurezza, l’utilizzo di attrezzature e strutture comunali …

– Ribadire il divieto di offrire o concedere a terzi nonché accettare o ricevere da terzi, direttamente o indirettamente, anche in occasione di festività, donativi, benefici o altre utilità …

Regolamentare l’uso della posta elettronica e in generale l’accesso a Internet tramite le strutture comunali …

– Definire la nozione di conflitto d’interesse sia per i dipendenti che per gli amministratori e gli eletti …

Definire degli obblighi di riservatezza da parte dei dipendenti comunali, del personale non dipendente …

– Definire i rapporti con i fornitori e con Enti Pubblici …

Definire dei controlli interni e delle modalità di segnalazione dei comportamenti sanzionabili, delle sanzioni ….

            All’interno dell’amministrazione comunale ciascuno deve operare nella legalità e vigilare affinché tutti i soggetti tenuti al rispetto del Codice osservino le leggi e le norme vigenti evitando che commettano reati e qualsiasi altro tipo di illeciti. Ciascuno deve evitare ogni condotta che possa facilitare o far sospettare il compimento di qualsiasi illecito, minare la fiducia dei portatori di interesse o turbare la tranquillità dell’ambiente di lavoro.

Il caso di Penati non è isolato, purtroppo vicende simili, di corruzione nella pubblica amministrazione, sono successe anche in altre regioni. E’ evidente che c’è un problema di etica pubblica. Di fronte a questo, dobbiamo riflettere e agire prima e di più.

Autunno caldissimo

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Si prospetta a Pioltello un autunno caldo, anzi caldissimo. Non sto parlando del clima (peraltro freddino in questi giorni) ma degli effetti delle tre (quattro? ho perso il conto) manovre finanziarie del governo nazionale che da giugno stanno riducendo le previsioni  2012 di trasferimento di soldi dallo Stato ai Comuni e stanno aumentando i vincoli imposti dallo Stato alla possibilità dei Comuni di spendere i soldi che hanno in banca. Per dare qualche numero: il nostro Comune ha in cassa 17 milioni di euro che non può spendere per completare le opere in corso e, per il prossimo anno, si prospetta un taglio della spesa corrente (tolti cioè gli investimenti) di almeno 2,5 milioni di euro su un totale di 25 milioni di euro. Guardiamo solo quest’ultimo dato e proviamo a tradurlo in cose concrete.

Dei 25 milioni di euro che il nostro Comune spende ogni anno, 8 circa vanno via in stipendi ed il resto in spese di struttura (luce gas ecc.) e soprattutto in servizi ai cittadini. Poiché ad oggi non è possibile intervenire sugli stipendi, il taglio da 2,5 milioni va fatto sui circa 16 milioni rimanenti. Percentualmente, vuol dire tagliare il 15% delle spese, in realtà di più perché nei 16 milioni restanti ci sono spese socialmente o legalmente incomprimibili (es.  l’affidamento in istituto dei minori su ordine del tribunale, i servizi ai disabili ecc.). Ciò che perciò è a maggior rischio di riduzione del 20% sono i servizi che hanno dato qualità alla nostra città negli ultimi anni (citando a caso: attività culturali, progetti aggiuntivi nelle scuole, tagli dell’erba, manutenzioni delle strade ecc.). Cadranno cioè a terra (come le foglie in autunno, da qui l’immagine messa all’inizio di questa riflessione) una serie di servizi comunali cui ci eravamo abituati come “dovuti”.

Potremo mitigare questo taglio razionalizzando i costi fissi, combattendo l’evasione, rivedendo le modalità di erogazione di alcuni servizi particolarmente costosi (i nidi? la mensa scolastica?) ed aumentando le entrate (cioè le tasse), pur sapendo che in un periodo di crisi economica le tasse non portano i risultati attesi.

Ci aspetta perciò un autunno caldo, anzi caldissimo, in cui confrontarci sulle priorità, sui servizi irrinunciabili e su quelli rinunciabili, sulle razionalizzazioni ancora possibili e su quelli inventabili (es. consorzi di servizi tra Comuni). Il tempo è poco, perché il bilancio comunale va impostato entro fine anno e, mai come quest’anno, andrà condiviso seriamente coi cittadini. Per questo apriamo Pioltello 2011 come luogo dove discuterne, raccogliere suggerimenti, sondare nuove idee, in ausilio al lavoro che spetta alla Giunta, al Consiglio Comunale ed alle forze politiche.

Mozioni ed Emozioni

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Approfitto dell’ospitalità di Pioltello 2011 per continuare a condividere l’esperienza di consigliere comunale. Un aspetto con il quale bisogna sicuramente fare i conti è l’aridità linguistica e dei codici comportamentali di chi sembra vivere l’attività politica da consumato professionista – e dunque vincolato dipendente – rispetto allo slancio di chi invece la intende come parentesi dell’esistenza, da interpretare con slancio e passione a tempo determinato, percorrendo una fase di crescita dell’uomo nella società, traguardo intermedio verso future e nuove forme di servizio alla famiglia umana, in ambiti molteplici, vari e veri.

Chiamerò questo conflitto “Mozioni ed Emozioni”. Linguistico, formale, sostanziale, in un contesto socio-culturale in cui la mediazione comunicativa – e l’onomatopea si fa sempre più curiosa – viene delegata alle Emoticon, curiose faccine che veicolano il non detto e suppliscono al non scritto.

La Mozione mi fa pensare ad un puro atto meccanico, volitivo, imposto dall’ego per indirizzare la realtà verso sé o secondo la propria intenzione, mentre vedo l’Emozione come un esercizio dell’anima, che recepisce uno stimolo esterno, pur sempre filtrato dall’individualità, ma con dinamica di accoglienza e disponibilità all’interpretazione, in un percorso di condivisione e dialogo. Vedo la Mozione come atto di ostentata sicurezza e forzatura dell’altro verso di sé, mentre interpreto l’Emozione come capacità di mettersi in discussione e attraversare la crisi, vivere il cambiamento, compiere la crescita.

Il mio primo ricordo della parola “Mozione” risale alle raffazzonate e mal gestite assemblee studentesche, quando il capobanda di turno, forte di una autorità conferitagli da dinamiche di gruppo non molto lontane da quelle del branco, orientava la massa dei pecoroni disinformati verso una discussione sterile o faziosa, oppure peggio ancora verso raggiungimenti urlati di consenso collettivo nei confronti di qualche superficiale e strampalata proposta. Tutti i miei ricordi della parola “Emozione” sono invece legati a momenti fondamentali della mia crescita personale o a qualche evento significativo che mi ha intimamente scosso, per il suo essere e non per il suo essermi gettato addosso.

Sono fermamente convinto che si possa vivere anche l’esperienza politica, e specificamente l’attività consiliare, forzando l’attenzione ed il comportamento più verso le Emozioni che non verso le Mozioni, indossando, a mio parere, l’abito virtuoso di chi bada più all’essere che all’apparire. Dunque sarò sicuramente più attivo e coinvolto nelle attività e discussioni in cui collegialmente si raccolgono e condividono le Emozioni, cioè le istanze e le urgenze del territorio e della società che ci scuotono e ci sollecitano ad un obbligo morale di attenzione e approfondimento, ognuno con il proprio sguardo ma con sincero coinvolgimento. Sarò invece molto freddo, distaccato, al limite del cinismo, verso le Mozioni formali, retoriche, burocratiche, con linguaggio milleottocentesco, copiate e incollate da programmi individuali e imposte all’agenda del Consiglio senza che nessuno ne avverta l’intima necessità o ne percepisca il benché minimo valore emotivo. Il verdetto sui programmi l’hanno dato le elezioni, ora è il tempo sentire il respiro della comunità e trasferirlo sulle spalle di chi governa, facendolo da abili oppositori se i governanti si mostrano miopi o asettici. Io voglio scegliere la politica delle Emozioni, quella che sta nella città, e lasciare nei corridoi la politica delle Mozioni, a cui nel caso, mi limiterò a reagire con una Emoticon, cioè una bella faccina, magari da schiaffi, all’occasione, sperando di non rimediarne molti…

Ciclo-Diario urbano di fine estate

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Faccio un uso personale di Pioltello 2011 raccontando i fatti miei? No, vorrei semplicemente provare a mettere i fatti miei in relazione con la mia città, e ragionare su qualche idea programmatica su cui abbiamo ragionato nei mesi scorsi. Mi piace pensare che sostanzialmente la politica sia un indirizzo determinato dalla relazione di tanti fatti propri che interagiscono sul territorio, sommandosi e compenetrandosi. Se gli individui sul territorio sono tanti, l’intreccio è sempre più complesso ed appassionante e questa è la dimensione urbana, cioè la polis.

Al rientro dalle ferie, con fare un po’ modaiolo ho pensato di ritardare la routine quotidiana e sono andato al lavoro in bici, sentendomi un po’ privilegiato, vista la distanza relativamente modesta che non arriva alla doppia cifra di kilometri, ed anche un po’ ambientalista radical chic, dato che potrei farlo molto più frequentemente, anche se mi è impossibile farlo diventare una abitudine. (Prima dose di fatti propri).

Ho attraversato tutta la nostra cittadina, da Sud a Nord, cioè praticamente dalla Rivoltana alla Padana, Limito, Seggiano e Pioltello, rimettendo in moto la mia vecchia Bianchi come mezzo di trasporto, come negli anno ’80 e ’90, da ragazzino e giovanotto, prima di entrare nel vortice lavorativo che ha relegato la Bianchi nel box, confinata a rare uscite di passeggio domenicale, mentre la mia anima ciclistica si è sbizzarrita per qualche tempo sulla bici da corsa e sulla mountain bike con espressione sportiva tra la pratica amatoriale ed un po’ di improvvisato agonismo. (Seconda dose di fatti propri).

La sera, per concludere in bellezza, con l’amico consigliere Gianni Di Vito, siamo andati insieme in bici alla riunione della Lista, raccontandoci come due ragazzini le vacanze appena concluse e fermandoci qua e là a fare qualche osservazione e un simpatico saluto ad un giovane amico che non vedevamo da tempo. (Terza dose di fatti propri).

Dove sta la politica in tutto questo? Mi riallaccio al corsivo iniziale e trovo il collegamento nel fatto che ho vissuto il territorio: percorrendo piste ciclabili e strade, ne ho avuto esperienza sensoriale, guardandomi intorno e vedendo i dettagli, sentendo l’aria fresca sulle guance e la frizione sulle leve dei freni per fermarsi ad un semaforo o ad un’intersezione difficoltosa, sentendo clacson accelerazioni imprecazioni di altri ciclisti verso i pedoni o viceversa, annusando il fetore dei tubi di scappamento, dissetandomi alla casa dell’acqua sulla via del ritorno, nel caldo pomeriggio. Qualche decina di minuti mi sono sembrati un viaggio, come se avessi attraversato un mondo, rendendomi conto che molto spesso sottostimiamo il fatto che la nostra città, per quanto piccola e problematica, è davvero, per tanta parte della vita, il nostro mondo.

Ho ripensato a Pioltello 2011 ed a Giuseppe che, su premesse simili alle mie, aveva parlato di Bicittà, ponendo le basi per il concetto di Città Gentile, tanto apprezzato da finire poi con successo nel programma elettorale di tutto il centrosinistra.

Vorrei dunque chiudere con due spicciole considerazioni:

La prima, sulla politica in generale: non ci avevo ragionato abbastanza, per cui desidero mettere l’accento sul fatto che la politica è prima di tutto presenza sul territorio. Basta un semplice giretto in bici e si vedono le cose, si incontrano le persone, si mettono in moto pensieri ed idee. Come consiglieri comunali ci agitiamo tanto sui grandi temi e spesso ci dimentichiamo le piccole cose quotidiane: in tempo di crisi, soprattutto, è importante la conoscenza e l’esercizio del quotidiano sul territorio, visto l’ostacolo economico per i grandi progetti.

La seconda, sul concetto di Città Gentile: ho quasi la sensazione che lo abbiamo sbilanciato troppo sull’aspetto delle realizzazioni pratiche, sottostimando quello che era l’input iniziale, cioè l’educazione alla vita sul territorio con l’uso della bicicletta, anche come mezzo di relazione più facile e morbida rispetto all’automobile. La bicicletta non deve essere segregazione in un percorso proprio ed esclusivo, ma potrebbe essere una pacifica e regolamentata “compresenza” su assi viarii misti con le auto e pure nelle zone riservate ai pedoni, se tutti ci educassimo all’attenzione, alla tolleranza ed al rispetto degli altri utenti dello spazio comune, siano essi mossi da gambe che camminano da sole o spingendo passeggini, mani che fanno girare ruote di sedie, gambe che azionano pedali e ruote, gambe che azionano pedali, carburatori, motori e scatole a quattro ruote. Un misto di educazione stradale e civica che renderebbe meno segregati i percorsi dei ciclisti e meno costosa la realizzazione pratica della ciclabilità urbana.

Sicuramente torneremo sull’argomento in questi anni di amministrazione.

A Segrate nasce il Westfield Milan centro commerciale da un miliardo !

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Anche se a prima vista questa gigantesca colata di cemento interessa solo Segrate, invito tutti i Pioltellesi a leggere l’articolo apparso ieri sulle pagine Milanese della Repubblica perché l’ennesimo mega centro commerciale di queste dimensioni non può non avere ripercussione  sulle nostre strade già molto intasate.

 

 

 

 

     Negozi d´alto livello sui 170mila metri quadrati dell´ex dogana sarà lo spazio vendite più
grande d’Europa. Promessi 5mila posti di lavoro. Il Comune gioisce, perplessi gli abitanti

di ILARIA CARRA

Un´alleanza che promette la nascita del centro commerciale più grande d´Europa, a due passi da Linate. L´hanno stretta il gruppo Stilo, controllato dal fondatore Antonio Percassi, e l´australiana Westfield, uno dei maggiori gruppi mondiali del comparto. Quello che nascerà sarà uno shopping center di 170mila metri quadrati sull´area dell´ex dogana nel centro di Segrate, da anni abbandonata, e si chiamerà appunto Westfield Milan. È previsto l´insediamento di centinaia di negozi di livello medio-alto, soprattutto di lusso: Prada, Versace, Gucci e Armani sono alcuni dei marchi che potrebbero aprire proprio nel nuovo mall a due passi dall´Idroscalo.

Sull´area lo stesso gruppo Percassi aveva previsto una cittadella del tempo libero, con negozi, ristoranti, multisala, teatro, albergo e spa, progetto che sembra abbandonato a favore di quello nuovo, per cui è previsto un investimento da 1,25 miliardi, con 5mila posti di lavoro sia per i lavori che per la gestione: Westfield ci metterà 115 milioni, in due tranche, il resto dovrebbe essere a carico del gruppo di Percassi, patròn dell´Atalanta. Inizio lavori, si annuncia, nel 2012, la fine per l´Expo 2015, quando forse, a Forlanini, arriverà anche la fermata del metrò 4.

Il progetto, di cui si parla da anni, desta preoccupazione tra i residenti per il traffico che potrebbe generare. Inizialmente previsto sull´area davanti alla sede dell´Ibm, a San Felice, il piano fu modificato

per l´opposizione degli abitanti: al posto del mall sorgeranno case, realizzate sempre dal gruppo di Percassi. Soddisfatto dell´operazione il Comune di Segrate, di lì passerà la parte finale della Brebemi e ancora mancavano i fondi per la viabilità locale da Pioltello verso Milano, svincoli e pure percorsi ciclopedonali: «Così, con gli oneri, abbiamo trovato gli 85 milioni per la viabilità speciale legata alla Brebemi – spiega Adriano Alessandrini, sindaco di Segrate (centrodestra) – da Pioltello fino allo svincolo di Lambrate realizzeranno la nuova Cassanese, 3 chilometri in galleria e trincea che alleggeriranno il traffico su Segrate. Poi con gli altri oneri di urbanizzazione realizzeremo altre opere utili».

Ma non tutti fanno i salti di gioia. Tra questi, i cittadini della frazione di Tregarezzo, decine di famiglie che vivono a bordo della Cassanese che attendono da anni di sapere il loro destino quando la Brebemi passerà vicino alla loro finestre: «Ci avevano promesso la delocalizzazione proprio sull´area dell´ex dogana dove faranno il centro commerciale – critica Daniela De Stefani del comitato Tregarezzo – ma evidentemente avevano altri piani e noi ancora non sappiamo che fine faremo».

(17 agosto 2011)

Se avessi un carro armato ci passerei sopra …

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Quante volte ci siamo detti questa frase, vedendo auto parcheggiate abusivamente sulle piste ciclabili, sui posti riservati ai disabili, davanti al passo carrabile  o “semplicemente” mollate in seconda fila, magari con le quattro frecce lampeggiantich che tutto giustificano?

Una provocazione? Pura propaganda di un sindaco a tolleranza zero? Comunque sia, questo “simpatico” video risveglia una voglia mai sopita di legalità stradale che non riguarda solamente il parcheggio, ma anche il rispetto dei limiti di velocità, di rumore e  degli attraversamenti pedonali, tanto per citare i comportamenti più comuni e più fastidiosi per il cittadino pedone o ciclista.

Facciamoci stimolare liberamente dal video e discutiamone: come possiamo ottenere lo stesso risultato senza ricorrere al carrarmato?

Ringrazio l’amico Michele per avermi segnalato il video.

 

 

La Norvegia, l’Afghanistan e la lezione di Langer

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Le cronache dalla  Norvegia e il 41esimo militare italiano morto in Afghanistan mi hanno sollecitato a rispolverare la lezione di Alexander Langer, “costruttore di ponti” in situazioni difficili come la ex Jugoslavia, uomo sempre pronto a “saltare i muri” alla ricerca dell’altro e non a “far saltare i muri” con le bombe.

Per chi non lo conosce, metto qui a disposizione le quattro puntate radiofoniche dedicate qualche anno fa da Rai3 alla vita ed al pensiero di Alexander. Un modo semplice di avvicinarsi a questa figura essenziale per la cultura della pace, della solidarietà e della difesa dell’ambiente in Italia ed in Europa.

E’ possibile ascoltare le quattro puntate direttamente da questa pagina oppure scaricarle in formato MP3 (cicclando sulle freccettine verso il basso) per ascoltarle successivamente sul proprio lettore in auto o in metropolitana o in bicicletta.

Prima puntata

Seconda puntata

Terza puntata

Quarta puntata

Visita alla Sisas!

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Il 14 luglio 1789, presa della Bastiglia, è una data che sta negli annali della storia mondiale e per molti è uno spartiacque verso la società moderna in cui noi viviamo nel mondo Occidentale.
Il 14 luglio 2011 è una data che resterà sicuramente negli annali della nostra modesta storia locale, legata ad uno dei pochi eventi Pioltellesi – forse l’unico – salito (tristemente) fino agli onori delle cronache Europee ed internazionali: la bonifica delle discariche nell’area della (ex) Sisas. Mentre sull’area ancora insistono polemiche ed indagini giudiziarie, finalmente una delegazione di cittadini ha potuto varcarne i cancelli e fare una ricognizione dei lavori di bonifica, vedendo con i propri occhi quanto è stato fatto e assegnando coordinate concrete all’area il cui futuro è ad oggi ignoto.

La delegazione davanti al cancello della ex-Sisas. (Foto di E. Fanna)

Accompagnati dal Sindaco Concas, dal funzionario ministeriale Dr. Capobianco e dal consulente tecnico Prof. Beretta, Assessori e Consiglieri comunali hanno potuto visitare il sito della ex-Sisas, insieme anche ad una delegazione di cittadini Limitesi del Comitato di Quartiere, che è sempre stato vigile ed attivo sull’argomento. La Lista per Pioltello era presente con i suoi tre consiglieri, Premoli, Moretti e Di Vito, oltre che con l’Assessore Fallini, memoria storica della gestione della bonifica.
Curiosità ed interesse, dialogo e soddisfazione per il momento di partecipazione sicuramente positivo per l’Amministrazione e la cittadinanza, stupore e sbigottimento per la mole di materiale rimosso ed una morsa allo stomaco di fronte alle immense voragini rimaste a conclusione dei lavori di rimozione dei rifiuti dalle tre discariche, aperte verso il cielo quasi come occhi e braccia dei cittadini, obbligati ad attendere dall’alto per anni ed invano il giusto risarcimento per il danno ambientale subito dal territorio Pioltellese e dalla sua popolazione, che ha convissuto per anni con il disagio sociale causato dalla minaccia ecologica e dal ricatto occupazionale, sapientemente sfruttato in Italia da una cricca affaristico-politica che poi negli anni – vera beffa del destino – si è saputa addirittura riproporre nella gestione del miliardario affare delle bonifiche.

A. Bagno, ex dipendente, e la torre evaporativa.

Storie di malaffare che si sono sovrapposte a narrazioni umane, tanto che sui volti di alcuni consiglieri e cittadini in visita alla ex-Sisas si leggeva l’emozione di chi in quella fabbrica aveva lavorato e di chi per i problemi generati da quella fabbrica ha speso parte della sua giovanile, e poi matura, esperienza politica.
Solo qualche tubo ancora testimone di una chimica che sbagliava, e la grande torre evaporativa a profilo iperbolico che forse resterà come memoria e monito, quale che sia la futura riqualificazione dell’area. Mentre si divagava sul passato, presente e futuro e sui destini del mondo intero, abbiamo persino immaginato di vedere un giorno una piattaforma girevole ed un ristorante panoramico in cima alla torre …

Acqua fresca e pulita ...In modo molto suggestivo la visita si è conclusa presso il punto dove convergono tutti i tubi in polietilene, convogliando l’acqua emunta dalla barriera idraulica a protezione della falda acquifera e scaricata nella roggia un uscita verso Sud: un torrente di acqua fresca ed il rumore della natura in un luogo che altrimenti puzza solo di deserto e di morte.
Un torrente di acqua fresca che ci auguriamo porti con sè la rinascita di un luogo e di una comunità, in un’Italia di cittadini che hanno appena scelto l’acqua per riappropriarsi dei beni comuni, in un Comune che ha voglia di poter decidere il bene dei propri cittadini.

Da Boeri ad Elio e Mourinho passando per Pioltello

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Il tempo della tranquillità estiva è ideale per crogiolarsi nelle divagazioni con un po’ di leggerezza e concedere qualche spazio alla fantasia. Curiosando tra le notizie sul web, mi sono ritrovato a seguire un inatteso e suggestivo percorso tra Pioltello, Mourinho e Stefano Boeri che apre un’accattivante prospettiva sul nostro Parco delle Cascine. In mezzo, sono pure riuscito ad aprire una finestrella su Elio e le Storie Tese, che – secondo il mio personalissimo punto di vista – sono stati tra i più fini ed acuti analisti politici dell’ultimo ventennio (ironicamente autoproclamandosi, per par condicio, gruppo simbolo dei giovani di Forza Italia…). Il buon Elio, poi, è anche un grande tifoso dell’Inter, ma qui divagherei troppo…

Elio, Mourinho, Boeri, Pioltello, Inter…

Tutto parte da un articolo di Pier Vito Antoniazzi, apparso su ArcipelagoMilano a settembre 2010: “Boeri può essere il nostro Mourinho”, che prende le mosse da un amarcord dell’autore circa le sue frequentazioni calcistiche, con il futuro archistar, in un campetto di Pioltello negli anni ‘70. Mi è piaciuto immaginarlo a margine della Pioltello di allora, che non ricordo ma che sicuramente terminava con una immensa distesa prativa al di là della Cascina Dugnana. Magari su quel campetto ci stavano pure Rizzi, Finazzi, Moretti e Fallini … ce lo diranno loro se leggeranno questo articolo estivo. Boeri invece a Pioltello non l’abbiamo più visto, ma abbiamo letto tanto di lui, per le sue realizzazioni ed anche per il grande progetto dell’orto planetario collegato ad Expo 2015, nella zona espositiva prevista a Nord-Ovest di Milano. Qui a Est, invece, stavano per recapitarci ad inizio 2009 lo stadio dell’Inter, proprio nel Parco delle Cascine. Un anno e mezzo dopo vi avremmo festeggiato forse il Triplete del grande Mou, ma non ci sarebbe rimasto nemmeno un orticello, mentre Boeri stava lì a pensare al grande orto mondiale. Le cose sono poi andate come sono andate, lo stadio dell’Inter è rimasto dov’era e Pioltello ha oggi il suo Piano di Governo del Territorio, che prevede la possibilità per il Comune di divenire proprietario della gran parte del Parco delle Cascine, con l’intenzione programmatica di farne al più grande area verde pubblica ad Est di Milano, con destinazione agricola. Molto si è detto e molto si è scritto a questo proposito su Pioltello 2011.

Cosa c’entrano Elio e Boeri?

Elio sembra uno che scherza solamente, ma in realtà ha capito meglio di tutti alcuni concetti sulla questione Expo e ha scritto una lettera a Pisapia e Formigoni, che riporto integralmente perché ritengo un crimine eliminarne una sola riga:

“Roberto Formigoni andrà all’inferno. Uno come lui, che appartiene a Comunione e liberazione e dice di credere in Dio, deve sapere che la cementificazione è uno dei peccati più gravi che possono essere commessi. Certo, quando sono state scritte le Tavole della Legge, quel peccato non esisteva ancora e non era neppure immaginabile, ma se fossero scritte oggi, le Tavole della Legge, la cementificazione sarebbe uno dei peccati più gravi in assoluto, perché ha conseguenze pesanti sulla vita nostra, dei nostri figli e dei figli dei figli.

Io sono nato in una zona di Milano in cui negli anni Ottanta sono state costruite quattro torri, orribili. Sono ancora lì. E sono vuote. Vogliamo continuare così? L’Expo di Milano 2015 era nato con una idea bellissima: creare degli orti planetari con le coltivazioni di tutto il mondo. Finita l’esposizione universale, sarebbe rimasto alla città un grande parco con le biodiversità del pianeta: una cosa che non esiste in nessuna altra parte del mondo. Ma ora l’Expo si sta invece dimostrando un trucco: prendere aree che oggi sono agricole e trasformarle in aree edificabili, cementificando e costruendo l’equivalente di venti nuovi Pirelloni, il grattacielo di via Melchiorre Gioia detto Formigone, costruito come nuova sede della Regione dopo aver abbattutto il Parco di Gioia, altro grave crimine o peccato. La volontà dei cittadini milanesi si è espressa in modo molto chiaro nel referendum del 12 e 13 giugno. Oltre ai quattro referendum nazionali, a Milano ce n’erano altri cinque, consultivi, sull’ambiente. Uno di questi chiedeva: volete che resti a parco l’area dell’Expo, una volta finito l’evento del 2015? Hanno vinto i sì. Dunque Formigoni non può andare contro la volontà dei cittadini. I milanesi che hanno espresso la loro volontà in modo tanto chiaro, adesso devono farsi sentire.

Altrimenti continuerà a succedere quello che è successo in questi vent’anni di cattiva amministrazione della città. In questi decenni sono scomparse tante cose che caratterizzavano Milano: la Centrale del latte, la Fiera campionaria… E la Scala? È stata oltraggiata dal restauro. Non è stata restaurata: le hanno aggiunto sul tetto una clinica svizzera. L’anima di una città è fatta di tante cose concrete. Ebbene, la cosa più grave successa a Milano in questi anni è che ha perso la sua anima. E i cittadini hanno così perso il legame con la loro città.

La grandezza della idea dell’Expo era poter fare qualcosa che mostrasse la città com’era, collegandola alla città che sarà. Invece si è passati alla furbata di prendere prati e trasformarli in cantieri e poi in palazzi e grattacieli. Così un’area che valeva uno viene trasformata in un affare che vale mille. Soldi e cemento. Ma chi ci guadagna? Non certo noi cittadini, non certo i nostri figli e i figli dei nostri figli. Allora, milanesi, alzate la voce! Facciamo rispettare la nostra volontà espressa nel referendum. E tu, caro sindaco Giuliano Pisapia, non cadere nel tranello di Formigoni, che ti dice: o fai come dico io, oppure l’Expo non si fa e Milano farà una figuraccia planetaria. Così dicono: o si fa come vogliono loro, o niente. Ma è possibile? Non si riesce davvero a salvare il parco degli orti, o almeno a costruire di meno? Io credo che se i cittadini faranno sentire la loro voce, potremo evitare una nuova, inutile supercementificazione, fatta con la scusa dell’Expo. Formigoni deve pensarci, altrimenti l’inferno lo aspetta.”

Boeri, lo ha capito bene e lo spiega bene Elio, fu coautore del progetto degli orti planetari grazie a cui Milano si aggiudicò l’Expo: progetto oggi snaturato e passato dalla valorizzazione dell’ambiente a quella immobiliare, come spiega Davide Vecchi su “Il Fatto Quotidiano”, esattamente il contrario di quanto si sta tentando di fare a Pioltello sul Parco delle Cascine, con l’intento di salvarlo dall’uso immobiliare e farne un’area agricola pubblica.

In conclusione, tra un amarcord e l’altro, star e archistar, io direi che potremmo sicuramente assegnare ad Elio la tessera ad honorem della Lista per Pioltello ed invitare Boeri a darci una mano per fare sul Parco delle Cascine l’orto che voleva fare per Expo 2015.

E Mourinho? Se riuscissimo a fare una cosa del genere, Elio scriverebbe una canzone per farlo tornare all’Inter e vincere un altro Triplete…

Tra Sogni e Bisogni

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In attesa di ragionare sul destino di Pioltello 2011, come proposto da Giuseppe, inizio ad impiegare questo spazio come luogo di confronto mediatico sui temi del Consiglio Comunale, senza entrare nei tecnicismi ma tentando di approcciare il merito ed abbozzare un metodo con cui affrontare le questioni che emergono.

Fedele all’attenzione al linguaggio che è sempre stata propria di questo sito – fino alla maniacale attenzione con cui abbiamo ragionato su specifici termini calati poi nel programma elettorale (ed ora di governo) – approccio questa prima riflessione distinguendo tra “SOGNI” e “BISOGNI” e sulla dialettica feroce con cui questi concetti si scontrano, si allontanano e si avvicinano, tirati come un elastico da una politica sempre più incerta e disposta a deformare dichiarazioni e azioni in nome di interessi sempre meno definiti e sempre meno diffusi.

Parto da questo tema perché il Consiglio Comunale del 30 giugno, in cui si discutevano le linee programmatiche, è stato per certi versi, il Consiglio dei sogni, cioè il momento in cui si doveva ragionare sugli ideali che sottendono il progetto di città da perseguire, considerando il progetto stesso come fine e la sua realizzabilità in virtù della coerenza tra fine, risorse, mezzi e metodi. Discussione in realtà un po’ incompiuta, per il fatto che questo strumento delle linee programmatiche, per chi governa diventa una fastidiosa e poco utile appendice burocratica al faticoso lavoro di stesura del programma elettorale-amministrativo, mentre per chi sta all’opposizione rischia di diventare una specie di “tempo di recupero” rispetto ad utili discussioni di merito che si potevano fare in campagna elettorale, invece di perdersi dietro a slogan e maquillage.

Ho cercato in Consiglio Comunale di fare capire come la scrittura del programma sia stata un bel momento di passione politica condivisa e che per quel motivo, conscio di quel lavoro e del metodo seguito, tanto mi bastava, per non arroccarmi nel tecnicismo (preteso o disatteso) delle linee programmatiche e lasciando invece che si ragionasse sugli ideali e sul futuro, in quella che io chiamo dimensione dei sogni, lecita all’inizio di un cammino politico e necessaria per non spegnersi nel grigiume amministrativo. Se così non fosse, molti della Lista per Pioltello non spenderebbero il loro tempo a fare politica. Il sogno è una dimensione lecita, proporzionata secondo vari fattori al bisogno, e potremmo azzardare che la speranza non sia altro che il fattore di proporzionalità tra sogni e bisogni.

I prossimi Consigli Comunali saranno, dunque ed invece, quelli dei bisogni, di cui si deve iniziare a parlare, perché una logica feroce e tutta umana lega i bisogni al denaro e questa logica diviene ancora più spietatamemte arroventatrice di estati e discussioni, dato che il Governo Centrale inopinatamente come tutti gli anni ha pensato bene di impoverire le tasche dei Comuni e costringerci a giocare con il pallottoliere.

Così la politica smette di essere sogno e diventa unicamente regolamentazione del bisogno, cioè ridimensionamento dei servizi o svendita del territorio per mantenerli. In entrambi i casi, uccisione della speranza, perché si rimpiccioliscono gli spazi di crescita e di espressione dei piccoli e degli sfortunati, martoriandone le speranze e ridimensionandone dunque i sogni, e perché si cancella per tutti, abbienti e non, la possibilità di gestire i beni comuni, territorio e risorse di qualunque genere, immobili, intangibili, naturali. Anche questa è uccisione di futuro, ridimensionamento di speranza, cancellazione dei sogni. In poche parole, cancellazione della politica.

Dall’euforia elettorale dobbiamo passare subito al pallottoliere? Sembra quasi di passare, dopo l’innamoramento, alle pratiche legali di un divorzio, e sinceramente divorziare dalla politica solo perché viene imposto dalle manovre di chi vuole assoggettarci ad una visione del mondo privatistica ed affaristica, non mi sembra il caso.

Alla Lista per Pioltello non sembra il caso che la politica locale debba mettersi a giocare con il pallottoliere sulla vita delle persone, perché le biglie del pallottoliere si chiamano bisogni, speranze e sogni. Se vado a rivivere il lavoro di scrittura del programma elettorale e a rileggerne i contenuti, mi sembra evidente che fossimo premonitori e perentori nel chiedere – e nel chiedere a noi stessi – un cambiamento di rotta, culturale prima ancora che politico-amministrativo, nella direzione della sobrietà. La sobrietà come misura delle cose può essere davvero l’unico criterio con cui tentare di fronteggiare lo scellerato attacco che lo stato sociale sta subendo, perpetrato dalla peggiore classe politica che si sia vista nel dopoguerra.

Solo la sobrietà permette di recuperare una visione del mondo che superi questo stato o di cose e di barbarie culturale; la sobrietà come misura delle cose è l’unica via per fare una nuova e veramente umana classificazione dei bisogni, da cui fare scaturire sogni autentici e non il miraggio di denaro lustrini e paillettes propugnato da decenni di berlusconismo. Solo così potremo ridare dignità alle speranze. Che da Pioltello parta una simile rivoluzione è utopico, ma certamente non mi piace nemmeno pensarmi in Consiglio Comunale a dovermi sciroppare interminabili discussioni su atti politici ignobili che la logica del Patto di Stabilità sottintende come logica soluzione finale, cioè la dissoluzione neoliberista dello stato sociale che le moderne democrazie hanno costruito dalla Rivoluzione Francese in poi. Cosa fare? Teniamo duro, cerchiamo di applicare criteri di sobrietà e individuiamo e bisogni veri e la direzione culturale giusta, cercando di sopravvivere fino a che arrivino tempi migliori. Altrimenti, tanto vale che i Comuni chiudano i battenti, se è così che si vuole colà dove si puote.

Risorse naturali: rischio di collasso entro la nostra vita

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Siccome sembra sempre che le crisi ambientali (es. mancanza di petrolio, insufficienza di produzione di energia, scarsità di cibo) riguardino un futuro non meglio specificato e comunque lontano da noi (e quindi è un problema dei posteri e quindi chissenefrega, come se i posteri non fossero i nostri figli e nipoti al cui futuro per altri aspetti siamo invece molto preoccupati), ecco un articoletto che ricolloca la crisi di disponibilità delle risorse naturali necessario al nostro attuale standard di vita entro l’orizzonte temporale della maggior parte dei lettori di Pioltello2011: il 2050.

Articolo che segnalo, per la mia inguaribile predilezione per i numeri, le quantità, magari non precise all’ultima cifra ma che danno un’idea delle dimensioni del problema che ci siamo costruiti.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/5034-risorse-naturali-il-collasso-entro-il-2050

Arriverà sul tavolo della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, prevista per il 4 Gennaio 2012 a Rio, il rapporto elaborato in questi ultimi mesi dall’UNEP, Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente . E avrà il compito di fornire ai dati, se gli allarmismi non fossero ancora convincenti, che il pianeta rischia il collasso entro il 2050, se non si cambia direzione di marcia.

Allo stato attuale, ogni europeo consuma in media 16 tonnellate di risorse l’anno (minerali, carburanti fossili e biomasse). In alcuni Paesi, questa quota arriva a 40 tonnellate. A paragone, un indiano ne consuma 4.

Di questo passo non è molto difficile immaginare come, in un’ottica di crescita della popolazione mondiale e della prosperità nei Paesi in via di sviluppo, questo sistema sia molto lontano dall’essere sostenibile. Si stima che entro la fatidica data del 2050, l’umanità sarà in grado di consumare circa 140 miliardi di tonnellate di risorse in un anno. Cioè tre volte l’attuale livello di appetito. Di queste, la maggior parte è destinata a essere trasformata in materia che non tornerà più alla terra.

Nel 2004, Jared Diamond, antropologo, biologo e vincitore di un premio Pulitzer scriveva, in uno dei suoi testi più famosi, Collasso (Einaudi, 2004) “Oggi la gran parte di noi occidentali può permettersi di condurre un’esistenza piena di sprechi. Ma in questo modo dimentichiamo che le nostre condizioni sono soggette a fluttuazioni e che potremmo non essere in grado di anticipare quando il vento cambierà. A quel punto saremo ormai troppo abituati a uno stile di vita dispendioso, per cui le uniche vie d’uscita potranno essere una drastica riduzione del nostro tenore di vita o la bancarotta”. In questo libro, all’interno del quale venivano ripercorse le fenomenologie che avevano condotto le più grandi civiltà del passato a soccombere, la storia dell’uomo viene letta come un ripetersi di situazioni spesso vissute in modo incontrollabile. Ciò che distingue l’attuale condizione rispetto a quelle, è il livello di informazione e consapevolezza di cui l’uomo contemporaneo si può avvalere. Una condizione di privilegio che gli consentirebbe di muoversi in tempo. Prima che sia troppo tardi.

La dichiarazione che viene dal Rapporto delle Nazioni Unite ha il sapore dell’ultimo scampanellio dell’oste prima di chiudere le serrande del bar. Siamo richiamati alla realtà, dopo aver passato la serata – nel caso dell’umanità, sono stati sufficienti gli ultimi settant’anni – a ubriacarci di tutto quello che l’osteria passava.

Le Nazioni Unite dicono però che ancora qualcosa ci è concesso, per fare in modo che questa situazione cambi. E’ necessario“disaccoppiare” il rapporto fra crescita economica e consumo delle risorse. Il termine usato comunemente in economia per intendere questo fenomeno è “decoupling” e sta a intendere proprio la divergenza tra due percorsi che notoriamente si sono sviluppati in modo parallelo (la nota eguaglianza tra aumento dei consumi e sostegno all’economia). In questo caso si tratta al contrario di garantire, da un lato, la capacità di un’economia di crescere e, dall’altro, diminuire lo sfruttamento delle ricchezze naturali. Come? Investendo in innovazione tecnologica, finanziaria e sociale per fare in modo che il consumo rallenti nei Paesi industrializzati e si sviluppi secondo canoni sostenibili in quelli in via di sviluppo.

In questo momento, l’obiettivo da raggiungere è tornare ai livelli di consumo del 2000. Sono solo undici anni fa eppure in mezzo c’è un abisso, o meglio una montagna di risorse naturali consumate, di differenza. Allora, il consumo pro capite oscillava tra gli 8 e le 10 tonnellate di risorse, cioè il doppio di quanto veniva consumato all’ inizio del secolo precedente. Il motivo della rapida ed esponenziale crescita è presto spiegato. A fronte di una maggiore attenzione dei Paesi occidentali nei confronti dell’ambiente e a un periodo di recessione che ancora blocca le nostre economie, si sono fatti avanti numerosi Paesi, fino a qualche anno fa, marginali. Essi corrono a velocità raddoppiata anche grazie alle tecnologie e inseguono in fretta standard di vita avanzati. Ciò, a discapito dell’attenzione nei confronti del proprio impatto ambientale.

Il rapporto presenta quattro casi studio attorno ai quali si è concentrata l’analisi. Germania e Giappone a testimonianza di una politica ambientale che dialoga con la crescita economica e Cina e Sudafrica impegnate invece a rincorrere lo sviluppo, ma secondo dinamiche ancora solo parzialmente responsabili.

Non ci sono modelli da seguire e forse nemmeno sarà così  facile trovarne.

Interessi economici e pratiche consolidate sono i principali ostacoli da sradicare affinché una reale e concreta azione in questa direzione sia presa. La strada verso la Green Economy è ancora notevolmente tortuosa e non è fatta soltanto di nuovi prodotti ecologici da mettere sul mercato, ma di un nuovo approccio alla materia.

E’ necessario” dice “Achim Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP, “fare in modo che le persone non credano più che il danno ambientale sia il prezzo da pagare per i benefici economici dello sviluppo.”

Pamela Pelatelli

Referendum 2011 e Pioltello 2011

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Pioltello 2011 è nato come sito di servizio alla politica locale, che speriamo continuerà a beneficiarne, in tempi e modi che ancora non conosciamo, dato che il dibattito è appena stato riaperto in merito all’impiego di questa piattaforma nei prossimi anni.

Nel bel mezzo di questo dibattito, incontriamo subito una scadenza in cui agire locale e pensare globale si incrociano, con contorni sfumati, ma con la netta esigenza di dichiarare apertamente una posizione, nel modo più decisivo con cui lo si possa fare: un SI’ o un NO.

Il SI’ e il NO sono, in un senso e nell’altro, impegni programmatici ed inderogabili, fossero per accettare un invito a cena o una domanda di matrimonio. Uno esclude l’altro e si deve decidere da che parte andare.

Il 12 e 13 giugno saremo chiamati a dire in nostri quattro sì o quattro no, variamente assortiti a seconda della propria autonomia di pensiero e decisione, in occasione della scadenza elettorale dei Referendum 2011.

Che senso ha parlarne su Pioltello 2011? Prima di tutto perchè un sito come questo ha il dovere di fare informazione, secondariamente perchè, comunque la si possa pensare, i temi coinvolti hanno un deciso effetto anche sulla politica locale.

Su questo sito abbiamo dichiarato opinioni e scelte, e così mi sembra logico si debba fare per i Referendum 2011: l’acqua e l’energia entrano in tutte le case e la relazione di un individuo con la giustizia, anche in un caso specifico come quello del legittimo impedimento, è potenzialmente un caso applicabile a qualsiasi individuo, se mai diventasse Presidente del Consiglio, ed in ogni caso è un argomento specifico che può avere conseguenze anche verso l’ultimo dei cittadini.

Non voglio fare approfondimento sui temi referendari su Pioltello 2011, essendoci pagine ed avvenimenti alla portata di tutti, ma credo che, avendo scritto per mesi su Pioltello 2011 come autore, sia doverosa una presa di posizione pubblica.

Il 12 e 13 Giugno, io, Gianluca Premoli,  VOTERO’ 4 SI’

Sarebbe bello che si esprimessero anche gli altri autori ed i lettori di Pioltello 2011, scrivendo la loro dichiarazione di voto con nome e cognome. Scopriremo sicuramente che a Pioltello siamo in tanti a pensarla allo stesso modo…e magri facciamo un post con il record di commenti!

 

Cosa fare di Pioltello2011 dopo le elezioni

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Questo sito è nato per discutere pubblicamente del Programma Amministrativo del centrosinistra pioltellese ed è stato un esperimento di successo, il primo del suo genere, con una quantità ed un qualità degli interventi e delle visite impressionante. Sarebbe un peccato che morisse di inedia, ora che il Programma è scritto e le elezioni quasi concluse.

Allora lancio una proposta: farne il luogo di discussione di attuazione del Programma stesso, un posto dove:

  • verificare nel tempo se le cose promesse si sono attuate ed in caso negativo capire il perché
  • completare il Programma per gli aspetti culturali e di dettaglio che non sono potuti entrare nel documento ufficiale
  • proporre integrazioni compatibili con l’impianto generale del Programma
  • lanciare altri strumenti ed occasioni (virtuali e non virtuali) di discussione e di incontro

Cosa ne pensate?