Sarebbe necessaria un’attenta analisi storica, ma mi prendo il rischio di non ripassare il “Sussidiario” delle scuole elementari e di fare qualche errore di prospettiva. L’obiettivo che mi pongo, infatti, è piuttosto quello di recuperare alcuni concetti. I veri storici, che sanno quanto il Medio Evo abbia avuto di buono e dunque giustamente sia rivalutato, non storceranno il naso se faccio qualche forzatura.
In molti di noi sono rimasti forti proprio i concetti dei libri di testo delle elementari, dove generalmente regnava l’idea dell’epoca dei Liberi Comuni come una specie di “età dell’oro” in cui il mondo Italiano uscì dagli anni bui del Medio Evo barbarico e le città divennero luogo di scambi commerciali e fervore culturale, foriero del progresso dei secoli futuri. Forse un po’ del campanilismo delle città italiane viene da lì. Evidentemente qualcosa di buono ci fu.
Mi piace pensare che ci fu anche un risveglio della società civile di allora, per creare, mantenere e difendere il “Comune” cioè il microcosmo della città, capace di costruire e scambiare benessere.
Mi vengono in mente le “Corporazioni”, come formule di condivisione, elaborazione e trasmissione del sapere, per il bene dei facenti parte e di tutta la città.
Perché non pensare a qualcosa di simile in chiave moderna, sempre con l’obiettivo di condividere il sapere e le capacità per fare crescere il proprio “Comune”?
Non parlo di Consulte o Commissioni Comunali e nemmeno nuovi Albi di associazioni, ma di liberi gruppi di cittadini che condividono attività, interessi o formazione culturale, desiderosi di incontrare persone con attitudini simili per scambiare idee e opinioni e pensare a progetti utili per la città.
Credo possa diventare una forma di volontariato per la città, un nuovo stile di servizio e potenziale serbatoio di energie nobili per la società e l’amministrazione, una specie di “banca del tempo e delle competenze”.
Sono convinto che persone appassionate del loro lavoro, in breve tempo si appassionerebbero anche per dare un contributo collettivo e gratuito per la propria città.
In un programma elettorale si deve pensare a come reperire degli spazi o come favorire queste possibilità di ritrovo.
Bisognerebbe pensare a quali “categorie” sollecitare.
Me ne vengono in mente alcune:
- gli informatici
- i medici
- gli architetti, urbanisti e geometri, ma anche capimastri e manovali
- gli avvocati
- gli insegnanti e coloro che lavorano in ambito educativo
- gli artigiani e coloro che hanno o hanno avuto una esperienza lavorativa nell’ambito del “fare” o del “costruire” (fabbri, calzolai, orafi, sarti, falegnami, mobilieri…)
- i cuochi e gli appassionati di cucina
- i contadini e allevatori o coloro che sono cresciuti in una famiglia contadina e poi hanno fatto altro
- i tecnici in generale (elettricisti, idraulici…)
- gli ingegneri, nei vari ambiti di specializzazione
- i ragionieri, contabili, amministrativi in genere
- …
Chi più ne ha, più ne metta.
In ogni categoria abbiamo persone che fanno (più o meno) le stesse cose, magari a chilometri di distanza e fuori da Pioltello.
Magari avrebbero piacere di incontrarsi, parlare delle loro attività e passioni, scoprire che amano passare ogni tanto qualche ora del loro tempo libero con un loro concittadino che non conoscevano nemmeno ma con cui hanno molto da condividere.
Abitando nella stessa città, che possono contribuire a far crescere, diventandone forse domani la nuova classe politica.
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