In questo articolo, a valle dell’ultima presentazione pubblica del PGT, avvenuta il 27 settembre in Cascina Dugnana alla presenza di pochi intimi e degli addetti ai lavori, vorrei ragionare sul concetto di “crescita fisiologica”, che è divenuto nel tempo uno dei ritornelli illustrativi del PGT, insieme al consumo di territorio, ove esiste l’obiettivo “zero” che però non è uno “zero ideologico” (ma di fatto si vede che non è zero nemmeno in termini puramente matematici …va beh, andrò a rivedere i miei vecchi libri ed un volume dedicato alla storia della matematica per orientarmi meglio in questo concetto per me nuovo dello zero ideologico…)
Chiusa la parentesi, il mio vero obiettivo è declinare le prospettive contenute nel PGT, in termini di Sviluppo e Decrescita, come concetti a prima vista simili, ed in realtà abbastanza antagonisti.
Al di là delle elucubrazioni sullo zero ideologico, infatti, mi sembra che il PGT che andrà in adozione ed approvazione, pur nascendo su buone premesse, ragiona ancora esclusivamente in termini di Sviluppo. Sostenibile, sì, ma pur sempre Sviluppo.
In questo articolo vorrei lanciare l’idea che Pioltello, dal 2011 al 2016, mentre lavora sul PGT dello Sviluppo Sostenibile, si prepari a chiudere il prossimo mandato amministrativo con un nuovo PGT, rivoluzionario, questo sì, perchè basato sulla Decrescita e sul concetto di “Città satura”, anziché sullo Sviluppo Sostenibile e la Crescita Fisiologica.
Ce lo impongono la crisi e il buon senso, ce lo impone il “Setaccio dei vent’anni” proposto da Giuseppe, ce lo impone il cammino percorso dai migliori interpreti delle comunità scientifiche ed ambientaliste fin da quando nel 1972 venne pubblicato il rapporto “Limits to the growth” dal MIT, commissionato da Aurelio Peccei per il Club di Roma.
Le parole pesano, e l’impropria traduzione il “I limiti dello sviluppo” anziché “I limiti alla crescita” condiziona ancora oggi l’approccio alla gestione e salvaguardia delle risorse naturali, materiali ed energetiche.
Così insistiamo ad orientarci verso lo sviluppo sostenibile anziché verso la decrescita, tanto che, pur partendo dalle stesse meritorie e condivisibili premesse, si continua ad andare nella direzione sbagliata, seppur con il minore impatto possibile, anziché cambiare radicalmente rotta.
Secondo me in cinque anni si deve impostare questo ambizioso obiettivo e si deve già da ora pensare ai criteri del prossimo PGT nel 2016: Decrescita e non più Sviluppo Sostenibile.
Inizierei dunque a parlare di Città Satura e non più di Crescita Fisiologica.
Cioè bisogna capire se (e per me ci siamo già arrivati) Pioltello abbia raggiunto la sua dimensione massima, non sostenibile ulteriormente. Una specie di “massa critica” di sopravvivenza o di autodistruzione, in termini di abitanti e sviluppo urbanistico.
Per immaginarsi questo concetto, ognuno dovrebbe fare riferimento alla propria famiglia, o all’esperienza delle famiglie in cui ha vissuto o quelle che conosce: in generale ogni famiglia trova un suo equilibrio con un numero do componenti, che dipende dalla sua cultura, dai suoi bisogni e dalle sue risorse, poi decide di non crescere più. In sostanza, ogni coppia, per quanto può, decide di fare un certo numero di figli, secondo criteri, esigenze, possibilità.
Io dico che Pioltello è diventata una Città Satura.
Faccio l’ultimo esempio per spiegare questo concetto, partendo dall’ultimo Infopioltello, dove nell’articolo sugli asili nido si dice che a Pioltello nascono 270 bambini all’anno. Meno dell’1% della popolazione, anche assumendo che non muoia nessuno. Dunque la crescita di popolazione è solo un fenomeno indotto, da flussi migratori, mutate abitudini abitative e composizione dei nuclei famigliari, disponibilità di abitazioni a prezzi più convenienti che in altre località (in sostanza abitudini di consumo). La crescita non è un fatto fisiologico, è un fatto indotto dalle abitudini di consumo e stili di vita. Se non ci credete, fate ancora una volta l’esercizio di pensare alla vostra famiglia o alle vostre famiglie: tra nati e morti, parenti acquisiti per nuove unioni (cioè arrivati da altri comuni) e parenti persi per nuove unioni (cioè emigrati nel comune del/della partner), il bilancio sarà in quasi tutti i casi zero, o negativo. Dunque la crescita fisiologica non esiste. E quella urbanistica, se basta sulla crescita fisiologica della popolazione non ha ragion d’essere. Se nel PGT che andrà in adozione è un concetto minimamente tollerabile, per far fronte a squilibri esistenti nel territorio per via dei flussi migratori degli ultimi quarant’anni, non sarà un concetto assolutamente giustificato nel PGT del 2016.
Pioltello è una Città Satura, non ha una crescita fisiologica, non le serve una crescita indotta.
Si deve iniziare a parlare di Decrescita. Non è un elemento di chiusura verso nuovi flussi abitativi e migratori: semplicemente, la Città Satura è secondo me il concetto che individua il raggiungimento di una condizione limite per la miglior sopravvivenza dei suoi cittadini.
Una crescita ulteriore per Pioltello sarebbe portatrice di squilibrio: solo avviando un cammino di Decrescita porteremo finalmente a compimento, si spera con successo, un percorso d’integrazione lento e faticoso che va avanti da quarant’anni.
Deve esserci un raggiungimento culturale di Pioltellesi vecchi e nuovi in questo senso. Il PGT del 2016 deve essere il primo naturale obiettivo di questa consapevolezza.
Pioltello ha fatto un grande sforzo di accoglienza per decenni e può capitalizzarlo solo in chiave di Decrescita.
I PGT di chi ci circonda sono tutti volti allo Sviluppo (in molti casi nemmeno sostenibile…) e dunque possono assorbire tutti i possibili ed immaginabili flussi migratori interni ed esterni.
Pioltello è già avanti rispetto agli altri, è un laboratorio continuo e può divenire la vera avanguardia di integrazione, ecologia, cultura: la Città Satura che lancia il messaggio della Decrescita come vero traguardo di consapevolezza del cittadino del Nuovo Millennio.
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