Quanto vale la terra a Pioltello? A questa domanda apparentemente banale, si può dare una risposta altrettanto banale: dipende da cosa puoi farci sopra. A titolo di esempio, un metro quadro di terra agricola su cui sia possibile solo coltivarci vale al massimo 30 euro. Nel caso ci si possa costruire sopra, ecco che il valore balza ai 300 euro per ogni metro cubo edificabile. In questi due numerelli c’è già la (banale) spiegazione della pressione speculativa sui terreni agricoli della nostra città.
La banalità sta in quel “solo” che ho provocatoriamente messo in mezzo al paragrafo precedente. Solo coltivarci, cioè solo produrci cibo ed indirettamente solo aria pulita, solo orizzonte libero, solo contatto con la natura (se pure addomesticata), Se poi potessimo permetterci il lusso di lasciarlo a verde, quel metro quadro, produrrebbe solo svago, solo gioco, solo accompagnamento tra generazioni. Tutte cose cui nessuno di noi ambisce e che non valgono nulla, in confronto al valore del mattone.
O no?
In un recente incontro svoltosi a Pioltello, è stata introdotta una riflessione sulla mercificazione delle cose, delle persone, dell’ambiente, cioè la tendenza della nostra cultura attuale a tradurre ogni oggetto e relazione in denaro, a etichettare tutto col cartellino del prezzo. Nel caso specifico, se il valore della terra è determinato unicamente da quel che ci si può fare sopra, allora a Pioltello siamo destinati a veder erodere – generazione dopo generazione, ma senza doverne attendere molte – alla scomparsa delle terre agricole e del verde che ancora ci distanzia da Milano.
Se questo non vogliamo, allora dobbiamo attrezzarci non solo con i necessari strumenti urbanistici (come il recente PGT) ma anche con i necessari strumenti culturali, cioè seminando (e il verbo non potrebbe essere più azzeccato) la convinzione che la terra abbia un valore in sé e che porta da sempre con sé valori che solo la nostra recente ingordigia mercantile ci ha fatto rapidamente dimenticare.
Sintetizzo Giorgio Ferraresi, dall’ultimo numero di “Valori” (che contiene un dossier proprio su questo argomento): “Non basta più un ‘ambientalismo compassionevole’ che cerca solamente di porre un limite … serve un progetto alternativo che ridia valore proprio al territorio. Il valore emerge se il territorio esprime una qualità locale, fondata sulla biodiversità, se mette al centro le ragioni dei viventi e le relazioni tra cultura e natura, continuamente ridefinite dalla plurimillenaria opera dell’umanità. Ciò rimette al centro e rinnova l’antico ruolo dell’agricoltura, prima e fondamentale opera di nutrire la vita e rigenerare il territorio, che fonda le radici della città, per una sorta di ‘manifesto della terra’”
Ecco, vogliamo iniziare a guardare oltre la difesa (sacrosanta) del territorio per tornare a comprendere il valore della terra della nostra città. Quale luogo migliore da dove partire se non Pioltello 2011?


Il Centro di Cultura Popolare (CCP) di Seggiano agisce in un ambito essenzialmente limitato alla vicinanza fisica con il centro stesso; le sedi sono infatti due, aperte per precisa scelta in Piazza Garibaldi ed in via Cilea al quartiere Satellite, identificando questi luoghi come ambiti fisici di concentrazione delle situazioni di disagio sociale.
Il Direttivo del Circolo ACLI di Limito, in occasione delle prossime Elezioni Amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale, ha evidenziato alcune problematiche, raccolte anche direttamente dalla cittadinanza e fatte proprie dal Consiglio di Circolo, circa le necessità più urgenti per un vivere più civile e rispettoso della dignità dei cittadini.
Abbiamo incontrato don Felice Terreni, parroco uscente di Seggiano. Ecco le sue proposte per la città in vista delle elezioni amministrative 2011.
Quella della mia generazione (i baby boomer degli anni ’60) sono cresciuti con la certezza della casa. I miei genitori possedevano la casa in cui abitavamo (un piccolo due locali delle “Case Fanfani”) e, con il loro aiuto e con la (relativa) sicurezza del posto di lavoro fisso, anch’io ho comprato e posseggo la casa dove abito con la mia famiglia. Ma per i miei figli sarà così? Con quali risorse potranno accollarsi un mutuo, se per un lungo periodo della loro vita avranno un lavoro precario?