Faccio un uso personale di Pioltello 2011 raccontando i fatti miei? No, vorrei semplicemente provare a mettere i fatti miei in relazione con la mia città, e ragionare su qualche idea programmatica su cui abbiamo ragionato nei mesi scorsi. Mi piace pensare che sostanzialmente la politica sia un indirizzo determinato dalla relazione di tanti fatti propri che interagiscono sul territorio, sommandosi e compenetrandosi. Se gli individui sul territorio sono tanti, l’intreccio è sempre più complesso ed appassionante e questa è la dimensione urbana, cioè la polis.
Al rientro dalle ferie, con fare un po’ modaiolo ho pensato di ritardare la routine quotidiana e sono andato al lavoro in bici, sentendomi un po’ privilegiato, vista la distanza relativamente modesta che non arriva alla doppia cifra di kilometri, ed anche un po’ ambientalista radical chic, dato che potrei farlo molto più frequentemente, anche se mi è impossibile farlo diventare una abitudine. (Prima dose di fatti propri).
Ho attraversato tutta la nostra cittadina, da Sud a Nord, cioè praticamente dalla Rivoltana alla Padana, Limito, Seggiano e Pioltello, rimettendo in moto la mia vecchia Bianchi come mezzo di trasporto, come negli anno ’80 e ’90, da ragazzino e giovanotto, prima di entrare nel vortice lavorativo che ha relegato la Bianchi nel box, confinata a rare uscite di passeggio domenicale, mentre la mia anima ciclistica si è sbizzarrita per qualche tempo sulla bici da corsa e sulla mountain bike con espressione sportiva tra la pratica amatoriale ed un po’ di improvvisato agonismo. (Seconda dose di fatti propri).
La sera, per concludere in bellezza, con l’amico consigliere Gianni Di Vito, siamo andati insieme in bici alla riunione della Lista, raccontandoci come due ragazzini le vacanze appena concluse e fermandoci qua e là a fare qualche osservazione e un simpatico saluto ad un giovane amico che non vedevamo da tempo. (Terza dose di fatti propri).
Dove sta la politica in tutto questo? Mi riallaccio al corsivo iniziale e trovo il collegamento nel fatto che ho vissuto il territorio: percorrendo piste ciclabili e strade, ne ho avuto esperienza sensoriale, guardandomi intorno e vedendo i dettagli, sentendo l’aria fresca sulle guance e la frizione sulle leve dei freni per fermarsi ad un semaforo o ad un’intersezione difficoltosa, sentendo clacson accelerazioni imprecazioni di altri ciclisti verso i pedoni o viceversa, annusando il fetore dei tubi di scappamento, dissetandomi alla casa dell’acqua sulla via del ritorno, nel caldo pomeriggio. Qualche decina di minuti mi sono sembrati un viaggio, come se avessi attraversato un mondo, rendendomi conto che molto spesso sottostimiamo il fatto che la nostra città, per quanto piccola e problematica, è davvero, per tanta parte della vita, il nostro mondo.
Ho ripensato a Pioltello 2011 ed a Giuseppe che, su premesse simili alle mie, aveva parlato di Bicittà, ponendo le basi per il concetto di Città Gentile, tanto apprezzato da finire poi con successo nel programma elettorale di tutto il centrosinistra.
Vorrei dunque chiudere con due spicciole considerazioni:
La prima, sulla politica in generale: non ci avevo ragionato abbastanza, per cui desidero mettere l’accento sul fatto che la politica è prima di tutto presenza sul territorio. Basta un semplice giretto in bici e si vedono le cose, si incontrano le persone, si mettono in moto pensieri ed idee. Come consiglieri comunali ci agitiamo tanto sui grandi temi e spesso ci dimentichiamo le piccole cose quotidiane: in tempo di crisi, soprattutto, è importante la conoscenza e l’esercizio del quotidiano sul territorio, visto l’ostacolo economico per i grandi progetti.
La seconda, sul concetto di Città Gentile: ho quasi la sensazione che lo abbiamo sbilanciato troppo sull’aspetto delle realizzazioni pratiche, sottostimando quello che era l’input iniziale, cioè l’educazione alla vita sul territorio con l’uso della bicicletta, anche come mezzo di relazione più facile e morbida rispetto all’automobile. La bicicletta non deve essere segregazione in un percorso proprio ed esclusivo, ma potrebbe essere una pacifica e regolamentata “compresenza” su assi viarii misti con le auto e pure nelle zone riservate ai pedoni, se tutti ci educassimo all’attenzione, alla tolleranza ed al rispetto degli altri utenti dello spazio comune, siano essi mossi da gambe che camminano da sole o spingendo passeggini, mani che fanno girare ruote di sedie, gambe che azionano pedali e ruote, gambe che azionano pedali, carburatori, motori e scatole a quattro ruote. Un misto di educazione stradale e civica che renderebbe meno segregati i percorsi dei ciclisti e meno costosa la realizzazione pratica della ciclabilità urbana.
Sicuramente torneremo sull’argomento in questi anni di amministrazione.