Archiviazioni mensili: settembre 2011

UN CODICE ETICO PER IL COMUNE DI PIOLTELLO ?

UN CODICE ETICO PER IL COMUNE DI PIOLTELLO ?

 

 

 

 

 

 

 

 

                         Era da un po’ che pensavo ad un articolo su Pioltello 2011 sull’opportunità di dotare il comune di Pioltello di un codice etico quando è scoppiato il caso Penati che oltre a un “problema di etica pubblica” (la frase, è del senatore Pd Casson) ci ricorda che la corruzione in politica non è ne di destra ne di sinistra e ripropone con urgenza il problema della morale in politica e di un’etica che valga per tutti.

“La presunzione di innocenza vale sul piano giudiziario ma non su quello politico”,

ha scritto ad esempio Eugenio Scalfari il 28 luglio 2011, a trent’anni esatti dalla celebre intervista che il fondatore di Repubblica raccolse dall’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer.

In quel colloquio, Berlinguer affermava che “la questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale nell’Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande e con i metodi di governo di costoro”.

Navigando nel sito del comune di Pioltello non ho trovato traccia di un codice etico. Sicuramente giunta e dipendenti comunali amministrano e lavorano con lealtà, correttezza e imparzialità ma perché non dotarci di un documento che ribadisca l’ovvio impegno al rispetto delle norme, ai valori dell’onestà, dell’integrità, della responsabilità, della lealtà, dell’imparzialità ?

Ma prima di vedere cosa dovrebbe contenere il nostro codice etico, vorrei ribadire a cosa serve un codice etico che oramai anche molte aziende adottano.

Secondo la definizione, l’etica è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati, il termine codice etico definisce quell’insieme di principi di condotta che rispecchia particolari criteri di adeguatezza e opportunità, in riferimento a un determinato contesto culturale, sociale o professionale.

Il “codice etico” rimanda quindi all’antica e complessa problematica della morale ovvero dell’esistenza, o meno, di principi universali ai quali dovrebbero ispirarsi le azioni dell’uomo. In particolare, il termine “codice etico” acquisisce un suo valore specifico nella contemporaneità, proprio quando, parallelamente all’indebolimento dei cosiddetti “pensieri forti” tradizionali (le ideologie politiche, filosofiche e religiose che dettavano in modo rigido le norme della convivenza sociale), si assiste alla crescente domanda di regole di deontologia capaci di determinare i limiti e le condizioni della prassi umana in particolari contesti.

Tornando al Comune di Pioltello nella mia mente il nostro Codice Etico, che dovrebbe essere sottoscritto dai dipendenti e dai politici dovrebbe contenere dei concetti che elenco ma che invito tutti a completare:

- Definire i destinatari: Collaboratori, Dipendenti, Amministratori, Responsabili, Società Partecipate …

- Definire i valori: onesta, integrità morale, responsabilità, lealtà, obiettività, rispetto dei valori di interrelazione con gli altri, promozione del dialogo e dialettica all’interno del consiglio comunale, uso occulto dei beni della società e senso di appartenenza …

- Definire l’ambito di applicazione: dipendenti comunali, amministratori e terzi con i quali il Comune di Pioltello intrattiene rapporti …

- Verificare l’efficacia del codice nei confronti dei dipendenti, dei collaboratori e degli Amministratori e di terzi.

- Ridefinire i rapporti interni ed esterni: tramite le risorse umane, la politica di selezione del personale, le pari opportunità, l’ambiente di lavoro e la sicurezza, l’utilizzo di attrezzature e strutture comunali …

- Ribadire il divieto di offrire o concedere a terzi nonché accettare o ricevere da terzi, direttamente o indirettamente, anche in occasione di festività, donativi, benefici o altre utilità …

- Regolamentare l’uso della posta elettronica e in generale l’accesso a Internet tramite le strutture comunali …

- Definire la nozione di conflitto d’interesse sia per i dipendenti che per gli amministratori e gli eletti …

- Definire degli obblighi di riservatezza da parte dei dipendenti comunali, del personale non dipendente …

- Definire i rapporti con i fornitori e con Enti Pubblici …

- Definire dei controlli interni e delle modalità di segnalazione dei comportamenti sanzionabili, delle sanzioni ….

            All’interno dell’amministrazione comunale ciascuno deve operare nella legalità e vigilare affinché tutti i soggetti tenuti al rispetto del Codice osservino le leggi e le norme vigenti evitando che commettano reati e qualsiasi altro tipo di illeciti. Ciascuno deve evitare ogni condotta che possa facilitare o far sospettare il compimento di qualsiasi illecito, minare la fiducia dei portatori di interesse o turbare la tranquillità dell’ambiente di lavoro.

Il caso di Penati non è isolato, purtroppo vicende simili, di corruzione nella pubblica amministrazione, sono successe anche in altre regioni. E’ evidente che c’è un problema di etica pubblica. Di fronte a questo, dobbiamo riflettere e agire prima e di più.

Autunno caldissimo

Autunno caldissimo

Si prospetta a Pioltello un autunno caldo, anzi caldissimo. Non sto parlando del clima (peraltro freddino in questi giorni) ma degli effetti delle tre (quattro? ho perso il conto) manovre finanziarie del governo nazionale che da giugno stanno riducendo le previsioni  2012 di trasferimento di soldi dallo Stato ai Comuni e stanno aumentando i vincoli imposti dallo Stato alla possibilità dei Comuni di spendere i soldi che hanno in banca. Per dare qualche numero: il nostro Comune ha in cassa 17 milioni di euro che non può spendere per completare le opere in corso e, per il prossimo anno, si prospetta un taglio della spesa corrente (tolti cioè gli investimenti) di almeno 2,5 milioni di euro su un totale di 25 milioni di euro. Guardiamo solo quest’ultimo dato e proviamo a tradurlo in cose concrete.

Dei 25 milioni di euro che il nostro Comune spende ogni anno, 8 circa vanno via in stipendi ed il resto in spese di struttura (luce gas ecc.) e soprattutto in servizi ai cittadini. Poiché ad oggi non è possibile intervenire sugli stipendi, il taglio da 2,5 milioni va fatto sui circa 16 milioni rimanenti. Percentualmente, vuol dire tagliare il 15% delle spese, in realtà di più perché nei 16 milioni restanti ci sono spese socialmente o legalmente incomprimibili (es.  l’affidamento in istituto dei minori su ordine del tribunale, i servizi ai disabili ecc.). Ciò che perciò è a maggior rischio di riduzione del 20% sono i servizi che hanno dato qualità alla nostra città negli ultimi anni (citando a caso: attività culturali, progetti aggiuntivi nelle scuole, tagli dell’erba, manutenzioni delle strade ecc.). Cadranno cioè a terra (come le foglie in autunno, da qui l’immagine messa all’inizio di questa riflessione) una serie di servizi comunali cui ci eravamo abituati come “dovuti”.

Potremo mitigare questo taglio razionalizzando i costi fissi, combattendo l’evasione, rivedendo le modalità di erogazione di alcuni servizi particolarmente costosi (i nidi? la mensa scolastica?) ed aumentando le entrate (cioè le tasse), pur sapendo che in un periodo di crisi economica le tasse non portano i risultati attesi.

Ci aspetta perciò un autunno caldo, anzi caldissimo, in cui confrontarci sulle priorità, sui servizi irrinunciabili e su quelli rinunciabili, sulle razionalizzazioni ancora possibili e su quelli inventabili (es. consorzi di servizi tra Comuni). Il tempo è poco, perché il bilancio comunale va impostato entro fine anno e, mai come quest’anno, andrà condiviso seriamente coi cittadini. Per questo apriamo Pioltello 2011 come luogo dove discuterne, raccogliere suggerimenti, sondare nuove idee, in ausilio al lavoro che spetta alla Giunta, al Consiglio Comunale ed alle forze politiche.

Mozioni ed Emozioni

Mozioni ed Emozioni

Approfitto dell’ospitalità di Pioltello 2011 per continuare a condividere l’esperienza di consigliere comunale. Un aspetto con il quale bisogna sicuramente fare i conti è l’aridità linguistica e dei codici comportamentali di chi sembra vivere l’attività politica da consumato professionista – e dunque vincolato dipendente – rispetto allo slancio di chi invece la intende come parentesi dell’esistenza, da interpretare con slancio e passione a tempo determinato, percorrendo una fase di crescita dell’uomo nella società, traguardo intermedio verso future e nuove forme di servizio alla famiglia umana, in ambiti molteplici, vari e veri.

Chiamerò questo conflitto “Mozioni ed Emozioni”. Linguistico, formale, sostanziale, in un contesto socio-culturale in cui la mediazione comunicativa – e l’onomatopea si fa sempre più curiosa – viene delegata alle Emoticon, curiose faccine che veicolano il non detto e suppliscono al non scritto.

La Mozione mi fa pensare ad un puro atto meccanico, volitivo, imposto dall’ego per indirizzare la realtà verso sé o secondo la propria intenzione, mentre vedo l’Emozione come un esercizio dell’anima, che recepisce uno stimolo esterno, pur sempre filtrato dall’individualità, ma con dinamica di accoglienza e disponibilità all’interpretazione, in un percorso di condivisione e dialogo. Vedo la Mozione come atto di ostentata sicurezza e forzatura dell’altro verso di sé, mentre interpreto l’Emozione come capacità di mettersi in discussione e attraversare la crisi, vivere il cambiamento, compiere la crescita.

Il mio primo ricordo della parola “Mozione” risale alle raffazzonate e mal gestite assemblee studentesche, quando il capobanda di turno, forte di una autorità conferitagli da dinamiche di gruppo non molto lontane da quelle del branco, orientava la massa dei pecoroni disinformati verso una discussione sterile o faziosa, oppure peggio ancora verso raggiungimenti urlati di consenso collettivo nei confronti di qualche superficiale e strampalata proposta. Tutti i miei ricordi della parola “Emozione” sono invece legati a momenti fondamentali della mia crescita personale o a qualche evento significativo che mi ha intimamente scosso, per il suo essere e non per il suo essermi gettato addosso.

Sono fermamente convinto che si possa vivere anche l’esperienza politica, e specificamente l’attività consiliare, forzando l’attenzione ed il comportamento più verso le Emozioni che non verso le Mozioni, indossando, a mio parere, l’abito virtuoso di chi bada più all’essere che all’apparire. Dunque sarò sicuramente più attivo e coinvolto nelle attività e discussioni in cui collegialmente si raccolgono e condividono le Emozioni, cioè le istanze e le urgenze del territorio e della società che ci scuotono e ci sollecitano ad un obbligo morale di attenzione e approfondimento, ognuno con il proprio sguardo ma con sincero coinvolgimento. Sarò invece molto freddo, distaccato, al limite del cinismo, verso le Mozioni formali, retoriche, burocratiche, con linguaggio milleottocentesco, copiate e incollate da programmi individuali e imposte all’agenda del Consiglio senza che nessuno ne avverta l’intima necessità o ne percepisca il benché minimo valore emotivo. Il verdetto sui programmi l’hanno dato le elezioni, ora è il tempo sentire il respiro della comunità e trasferirlo sulle spalle di chi governa, facendolo da abili oppositori se i governanti si mostrano miopi o asettici. Io voglio scegliere la politica delle Emozioni, quella che sta nella città, e lasciare nei corridoi la politica delle Mozioni, a cui nel caso, mi limiterò a reagire con una Emoticon, cioè una bella faccina, magari da schiaffi, all’occasione, sperando di non rimediarne molti…

Ciclo-Diario urbano di fine estate

Ciclo-Diario urbano di fine estate

Faccio un uso personale di Pioltello 2011 raccontando i fatti miei? No, vorrei semplicemente provare a mettere i fatti miei in relazione con la mia città, e ragionare su qualche idea programmatica su cui abbiamo ragionato nei mesi scorsi. Mi piace pensare che sostanzialmente la politica sia un indirizzo determinato dalla relazione di tanti fatti propri che interagiscono sul territorio, sommandosi e compenetrandosi. Se gli individui sul territorio sono tanti, l’intreccio è sempre più complesso ed appassionante e questa è la dimensione urbana, cioè la polis.

Al rientro dalle ferie, con fare un po’ modaiolo ho pensato di ritardare la routine quotidiana e sono andato al lavoro in bici, sentendomi un po’ privilegiato, vista la distanza relativamente modesta che non arriva alla doppia cifra di kilometri, ed anche un po’ ambientalista radical chic, dato che potrei farlo molto più frequentemente, anche se mi è impossibile farlo diventare una abitudine. (Prima dose di fatti propri).

Ho attraversato tutta la nostra cittadina, da Sud a Nord, cioè praticamente dalla Rivoltana alla Padana, Limito, Seggiano e Pioltello, rimettendo in moto la mia vecchia Bianchi come mezzo di trasporto, come negli anno ’80 e ’90, da ragazzino e giovanotto, prima di entrare nel vortice lavorativo che ha relegato la Bianchi nel box, confinata a rare uscite di passeggio domenicale, mentre la mia anima ciclistica si è sbizzarrita per qualche tempo sulla bici da corsa e sulla mountain bike con espressione sportiva tra la pratica amatoriale ed un po’ di improvvisato agonismo. (Seconda dose di fatti propri).

La sera, per concludere in bellezza, con l’amico consigliere Gianni Di Vito, siamo andati insieme in bici alla riunione della Lista, raccontandoci come due ragazzini le vacanze appena concluse e fermandoci qua e là a fare qualche osservazione e un simpatico saluto ad un giovane amico che non vedevamo da tempo. (Terza dose di fatti propri).

Dove sta la politica in tutto questo? Mi riallaccio al corsivo iniziale e trovo il collegamento nel fatto che ho vissuto il territorio: percorrendo piste ciclabili e strade, ne ho avuto esperienza sensoriale, guardandomi intorno e vedendo i dettagli, sentendo l’aria fresca sulle guance e la frizione sulle leve dei freni per fermarsi ad un semaforo o ad un’intersezione difficoltosa, sentendo clacson accelerazioni imprecazioni di altri ciclisti verso i pedoni o viceversa, annusando il fetore dei tubi di scappamento, dissetandomi alla casa dell’acqua sulla via del ritorno, nel caldo pomeriggio. Qualche decina di minuti mi sono sembrati un viaggio, come se avessi attraversato un mondo, rendendomi conto che molto spesso sottostimiamo il fatto che la nostra città, per quanto piccola e problematica, è davvero, per tanta parte della vita, il nostro mondo.

Ho ripensato a Pioltello 2011 ed a Giuseppe che, su premesse simili alle mie, aveva parlato di Bicittà, ponendo le basi per il concetto di Città Gentile, tanto apprezzato da finire poi con successo nel programma elettorale di tutto il centrosinistra.

Vorrei dunque chiudere con due spicciole considerazioni:

La prima, sulla politica in generale: non ci avevo ragionato abbastanza, per cui desidero mettere l’accento sul fatto che la politica è prima di tutto presenza sul territorio. Basta un semplice giretto in bici e si vedono le cose, si incontrano le persone, si mettono in moto pensieri ed idee. Come consiglieri comunali ci agitiamo tanto sui grandi temi e spesso ci dimentichiamo le piccole cose quotidiane: in tempo di crisi, soprattutto, è importante la conoscenza e l’esercizio del quotidiano sul territorio, visto l’ostacolo economico per i grandi progetti.

La seconda, sul concetto di Città Gentile: ho quasi la sensazione che lo abbiamo sbilanciato troppo sull’aspetto delle realizzazioni pratiche, sottostimando quello che era l’input iniziale, cioè l’educazione alla vita sul territorio con l’uso della bicicletta, anche come mezzo di relazione più facile e morbida rispetto all’automobile. La bicicletta non deve essere segregazione in un percorso proprio ed esclusivo, ma potrebbe essere una pacifica e regolamentata “compresenza” su assi viarii misti con le auto e pure nelle zone riservate ai pedoni, se tutti ci educassimo all’attenzione, alla tolleranza ed al rispetto degli altri utenti dello spazio comune, siano essi mossi da gambe che camminano da sole o spingendo passeggini, mani che fanno girare ruote di sedie, gambe che azionano pedali e ruote, gambe che azionano pedali, carburatori, motori e scatole a quattro ruote. Un misto di educazione stradale e civica che renderebbe meno segregati i percorsi dei ciclisti e meno costosa la realizzazione pratica della ciclabilità urbana.

Sicuramente torneremo sull’argomento in questi anni di amministrazione.