Il percorso di Pioltello 2011 è stato lungo e tortuoso, ma condotto con piena trasparenza ed evidente volontà di mettere a confronto opinioni, idee e proposte, con apertura alle posizioni più disparate e disponibilità a mediare i contrasti e persino modificare le posizioni assunte, laddove si riconoscesse il valore aggiunto dello sforzo comune verso il bene della città. La formula ha decisamente funzionato ed ha raccolto adesioni nel corso dei mesi, aggregando persone nuove, fino alla formulazione di spunti di priorità programmatiche condivise in Lista per Pioltello e recepite dalla coalizione del Centrosinistra, con la conseguente elaborazione di un programma elettorale comune, frutto a sua volta di mesi di lavoro e confronto su tavoli tematici.
A questo punto sono entrate in gioco le decisioni personali, per cui ciascuno ha dovuto dire, allo stato delle cose, se si fermava lì o se intendeva candidarsi, misurando dunque se stesso sulle affermazioni fatte e sulla propria precedente storia. Candidarsi è un atto pubblico ed è un’assunzione di responsabilità non da poco, dato che ci si propone come persone destinate a prendere decisioni riguardanti il futuro di un’intera città. Ho fatto il mio esercizio, mi sono guardato alle spalle, ho riletto le cose che ho scritto pubblicamente, ho guardato in avanti ed ho deciso, senza grossi problemi: “io ci sto, mi metto in gioco”. Diciamo che il mio esame di coscienza è finito lì.
Cosa c’entra dunque il VITELLO GRASSO?
Il VITELLO GRASSO è entrato in gioco appena ho iniziato a guardarmi intorno, vedendo un turbinio di liste, vecchie e nuove, e posizioni che cambiavano di giorno in giorno: sarà pur vero che ognuno nella vita ha diritto sacrosanto di cambiare idea ed è poco intelligente chi non lo fa mai, però io mi sono sentito solidale con il figlio maggiore di Luca 15, capitolo noto parabola del figlio prodigo, quando esclama offeso nei confronto del padre: “Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito ad un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per fare festa con i miei amici. Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il VITELLO GRASSO”.
Non voglio fare la Lectio Divina, ma ricordo fin dall’adolescenza che questo brano l’ho sempre mal digerito, solidarizzando intimamente con il fratello maggiore, disciplinato e deluso: mi spiegarono poi che il suo sentimento era legittimo, ma solamente perché lui non riusciva a cogliere la dimensione delle bontà del Padre, che nel suo amore è felice per avere recuperato il figlio dissoluto, pentitosi sinceramente.
Tanto mi bastava da ragazzo, e tanto mi basterebbe ora, per festeggiare sacrificando persino il VITELLO GRASSO, di fronte al pentimento di chi ha sperperato la vita con le prostitute e chiede umilmente di ricominciare dal gradino più basso, come il figlio pentito che addirittura ritorna a chiedere di essere trattato non più da figlio ma da semplice dipendente.
Ebbene no, io su Pioltello 2011 chiedo invece pubblicamente che non venga sacrificato il VITELLO GRASSO. Reclamo il ruolo del figlio maggiore offeso, non perché io sia in disaccordo con la narrazione evangelica, ma perché io a Pioltello, per le amministrative del 2011, di figlioli o fratelli pentiti per avere sperperato i propri talenti con le prostitute non ne vedo. Non vedo proprio nessuno che abbia deciso di cambiare rotta, ammettendo di avere fatto degli errori e decidendo di conseguenza di passare un quinquennio dietro le quinte, lavorando negli staff con l’obiettivo di ripartire magari tra cinque anni. Tutti, invece, convinti delle loro scelte, immacolati nel loro passato, sicuri del loro futuro da protagonisti, orgoglioso di essere accolti da nuovoicompagni di viaggio o ignari sostenitori raccolti nell’ultimo mese di tambureggianti sproloqui su ogni capitolo dello scibile umano.
Benissimo, per quanto mi riguarda non sarò certo io a negare ad alcuno il diritto democratico di schierarsi e di proporsi, però il VITELLO GRASSO no, questa volta deve rimanere sano e salvo al suo posto. Io non voglio festeggiare nulla e nessuno.
Voglio qui difendere il diritto alla vita del VITELLO GRASSO, che in campo politico è sempre di più l’ignara vittima della voglia di protagonismo, delle lacrime di coccodrillo, della creduloneria, dell’opportunismo e della superficialità, che pure a volte rasentano la sfacciataggine, con il bel risultato che la gente capisce sempre meno e magari non va nemmeno più a votare, oppure, se ci va, si sbaglia, succhiando inconsapevolmente il sangue del povero vitellino immolato.
Vivi, o VITELLO GRASSO, ed io ti difenderò dall’equivoco degli innumerevoli boia che si aggirano nei tuoi paraggi pronti ad immolarti per festeggiare uno “spirito libero” riconquistato, per celebrare l’indipendenza e la terzietà di nuove generazioni di politici che si sono formate votando e sostenendo per un decennio l’omino di Arcore e che ora vogliono rinnovare una società allo sfascio (alimentata da chi, non si sa…), per validare la presunta novità portata da ex amministratori delusi e capaci solo di ridipingere di nuovo le idee delle quali qualche anno fa si ergevano a paladini, e che ora criticano come ammuffite, solo perché loro ci sono ammuffiti dentro ed altri le hanno coltivate al loro posto.
Vivi, o VITELLO GRASSO, io di certo non festeggerò nessun ritorno, perché di figlioli prodighi non ne vedo proprio. Vedo solo i figli di questo tempo, che di certo non merita alcuna grande festa. Mi accontenterò di pane e salame, senza rancore ed insieme a qualche amico, che magari porta pure una bella bottiglia di vino. Se però temete che gli altri non la pensino come me, occhio al girovita ed alla bilancia, il VITELLO GRASSO non sappiamo chi è, e tutt’intorno girano occhi opportunisti e concupiscenti…

