Archiviazioni mensili: aprile 2011

In difesa del VITELLO GRASSO

In difesa del VITELLO GRASSO

Il percorso di Pioltello 2011 è stato lungo e tortuoso, ma condotto con piena trasparenza ed evidente volontà di mettere a confronto opinioni, idee e proposte, con apertura alle posizioni più disparate e disponibilità a mediare i contrasti e persino modificare le posizioni assunte, laddove si riconoscesse il valore aggiunto dello sforzo comune verso il bene della città. La formula ha decisamente funzionato ed ha raccolto adesioni nel corso dei mesi, aggregando persone nuove, fino alla formulazione di spunti di priorità programmatiche condivise in Lista per Pioltello e recepite dalla coalizione del Centrosinistra, con la conseguente elaborazione di un programma elettorale comune, frutto a sua volta di mesi di lavoro e confronto su tavoli tematici.

A questo punto sono entrate in gioco le decisioni personali, per cui ciascuno ha dovuto dire, allo stato delle cose, se si fermava lì o se intendeva candidarsi, misurando dunque se stesso sulle affermazioni fatte e sulla propria precedente storia. Candidarsi è un atto pubblico ed è un’assunzione di responsabilità non da poco, dato che ci si propone come persone destinate a prendere decisioni riguardanti il futuro di un’intera città. Ho fatto il mio esercizio, mi sono guardato alle spalle, ho riletto le cose che ho scritto pubblicamente, ho guardato in avanti ed ho deciso, senza grossi problemi: “io ci sto, mi metto in gioco”. Diciamo che il mio esame di coscienza è finito lì.

Cosa c’entra dunque il VITELLO GRASSO?

Il VITELLO GRASSO è entrato in gioco appena ho iniziato a guardarmi intorno, vedendo un turbinio di liste, vecchie e nuove, e posizioni che cambiavano di giorno in giorno: sarà pur vero che ognuno nella vita ha diritto sacrosanto di cambiare idea ed è poco intelligente chi non lo fa mai, però io mi sono sentito solidale con il figlio maggiore di Luca 15, capitolo noto parabola del figlio prodigo, quando esclama offeso nei confronto del padre: “Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito ad un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per fare festa con i miei amici. Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il VITELLO GRASSO.

Non voglio fare la Lectio Divina, ma ricordo fin dall’adolescenza che questo brano l’ho sempre mal digerito, solidarizzando intimamente con il fratello maggiore, disciplinato e deluso: mi spiegarono poi che il suo sentimento era legittimo, ma solamente perché lui non riusciva a cogliere la dimensione delle bontà del Padre, che nel suo amore è felice per avere recuperato il figlio dissoluto, pentitosi sinceramente.

Tanto mi bastava da ragazzo, e tanto mi basterebbe ora, per festeggiare sacrificando persino il VITELLO GRASSO, di fronte al pentimento di chi ha sperperato la vita con le prostitute e chiede umilmente di ricominciare dal gradino più basso, come il figlio pentito che addirittura ritorna a chiedere di essere trattato non più da figlio ma da semplice dipendente.

Ebbene no, io su Pioltello 2011 chiedo invece pubblicamente che non venga sacrificato il VITELLO GRASSO. Reclamo il ruolo del figlio maggiore offeso, non perché io sia in disaccordo con la narrazione evangelica, ma perché io a Pioltello, per le amministrative del 2011, di figlioli o fratelli pentiti per avere sperperato i propri talenti con le prostitute non ne vedo. Non vedo proprio nessuno che abbia deciso di cambiare rotta, ammettendo di avere fatto degli errori e decidendo di conseguenza di passare un quinquennio dietro le quinte, lavorando negli staff con l’obiettivo di ripartire magari tra cinque anni. Tutti, invece, convinti delle loro scelte, immacolati nel loro passato, sicuri del loro futuro da protagonisti, orgoglioso di essere accolti da nuovoicompagni di viaggio o ignari sostenitori raccolti nell’ultimo mese di tambureggianti sproloqui su ogni capitolo dello scibile umano.

Benissimo, per quanto mi riguarda non sarò certo io a negare ad alcuno il diritto democratico di schierarsi e di proporsi, però il VITELLO GRASSO no, questa volta deve rimanere sano e salvo al suo posto. Io non voglio festeggiare nulla e nessuno.

Voglio qui difendere il diritto alla vita del VITELLO GRASSO, che in campo politico è sempre di più l’ignara vittima della voglia di protagonismo, delle lacrime di coccodrillo, della creduloneria, dell’opportunismo e della superficialità, che pure a volte rasentano la sfacciataggine, con il bel risultato che la gente capisce sempre meno e magari non va nemmeno più a votare, oppure, se ci va, si sbaglia, succhiando inconsapevolmente il sangue del povero vitellino immolato.

Vivi, o VITELLO GRASSO, ed io ti difenderò dall’equivoco degli innumerevoli boia che si aggirano nei tuoi paraggi pronti ad immolarti per festeggiare uno “spirito libero” riconquistato, per celebrare l’indipendenza e la terzietà di nuove generazioni di politici che si sono formate votando e sostenendo per un decennio l’omino di Arcore e che ora vogliono rinnovare una società allo sfascio (alimentata da chi, non si sa…), per validare la presunta novità portata da ex amministratori delusi e capaci solo di ridipingere di nuovo le idee delle quali qualche anno fa si ergevano a paladini, e che ora criticano come ammuffite, solo perché loro ci sono ammuffiti dentro ed altri le hanno coltivate al loro posto.

Vivi, o VITELLO GRASSO, io di certo non festeggerò nessun ritorno, perché di figlioli prodighi non ne vedo proprio. Vedo solo i figli di questo tempo, che di certo non merita alcuna grande festa. Mi accontenterò di pane e salame, senza rancore ed insieme a qualche amico, che magari porta pure una bella bottiglia di vino. Se però temete che gli altri non la pensino come me, occhio al girovita ed alla bilancia, il VITELLO GRASSO non sappiamo chi è, e tutt’intorno girano occhi opportunisti e concupiscenti…

LE DIFFERENZE TRA LA DESTRA E LA SINISTRA

LE DIFFERENZE TRA LA DESTRA E LA SINISTRA

 

 

 

 

 

 

 

 

Proverò con queste poche righe a dare dei punti di riferimento forzatamente di parte, ma conto ovviamente sui lettori di questo sito per arricchirli.

Riassumiamo però comunque alcune informazioni raccolte qua e là dai classici della politica.

  • Dal punto di vista cronologico possiamo far risalire la divisione tra destra e sinistra all’epoca della rivoluzione industriale in Inghilterra, con Tory (DX) e Labour (SX), i quali, rispettivamente, difendevano i privilegi della classe ricca, i nobili, gli industriali, e i diritti dei lavoratori delle fabbriche (che, di diritti ne avevano ben pochi).
  • Ogni società di “uomini” ha bisogno di essere organizzata, e, a seconda che uno sia di “destra” o di “sinistra”, la organizzerebbe in modo diverso.
    A volte, costruendo questa organizzazione, è necessario limitare le libertà ed i diritti dei cittadini per il bene di un “ente superiore” la cui soddisfazione è superiore al bene del singolo cittadino.
    La differenza tra destra e sinistra, a questo punto, risiederebbe nell’individuazione di questo ente superiore.
    Sembra che la destra identifichi questa realtà nello stato, mentre la sinistra lo individua nella collettività, nell’insieme delle persone. La differenza è sottile, ma sostanziale.
  • Di solito, i partiti di sinistra si distinguono dai partiti di destra e dai partiti conservatori perché vogliono trasformare la società. I conservatori sono quelli che vogliono conservare quello che c’è, i partiti di sinistra lo vogliono trasformare.
    Ma per trasformare sono necessari principi e ideali che giustifichino la trasformazione: bisogna giustificare la trasformazione e trovare le forze ideali che mobilitino energie.
    La differenza fra il conservatore e il riformatore è che il conservatore non ha bisogno di giustificare la conservazione, invece colui che vuole riformare la società deve giustificare, deve motivare, dire perché la vuole, e non può farlo se non ricorrendo a grandi principi.
  • La destra vorrebbe sostituire le “svalutazioni competitive”, effettuate fino al 1996 nel periodo antecedente la moneta unica, con una “flessibilità” dei lavoratori che significa, di fatto, la libertà di estromettere immediatamente chi non è funzionale al profitto.
    La sinistra, pur riconoscendo l’attuale necessità di flessibilità, deve garantire adeguati ammortizzatori sociali atti ad un rapido reinserimento produttivo del lavoratore.

Che cosa differenzia i partiti di sinistra ?

A destra: l’uomo è al servizio dell’economia. Il denaro è la ricompensa principale del successo economico.  

A sinistra: l’economia è al servizio dell’uomo.  

Il vivere meglio è la ricompensa del successo economico.

La nozione di decrescita cioè la riflessione sull’utilizzo delle produzioni e la limitazione del loro impatto sul pianeta è una concetto di sinistra in opposizione radicale al capitalismo.

Come diceva Norberto BOBBIO: “Non stiamo a sottilizzare su queste differenze. Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza”

VIVERE ECO-FRIENDLY A PIOLTELLO (2°CAPITOLO): QUANTO SI RISPARMIA RICICLANDO UNO SPAZZOLINO DA DENTI?

VIVERE ECO-FRIENDLY A PIOLTELLO (2°CAPITOLO): QUANTO SI RISPARMIA RICICLANDO UNO SPAZZOLINO DA DENTI?

           

                      Non esiste nulla che non abbia un impatto sull’ambiente, nemmeno un oggetto apparentemente insignificante come uno spazzolino da denti. Si tratta di uno dei prodotti meno riciclati perché, a differenza magari di bottiglie o contenitori di plastica, passa quasi inosservato sia nelle campagne pubblicitarie che nella vita di tutti i giorni.
         Ma qual è l’impatto di uno spazzolino da denti? Supponiamo che lo spazzolino medio pesi 25 grammi. Solitamente si compone di una varietà di materie plastiche, principalmente polipropilene (PP). Secondo lo studio denominato Life Cycle Analysis effettuato nel 2007 dal Franklin Associates for the Plastics Division of the American Chemistry Council, le emissioni di gas serra ammontano a 1.343 kg per ogni 1.000 kg di PP. Questo significa che vengono emessi 34 grammi di gas serra per ogni spazzolino tradizionale. Purtroppo sono difficili da calcolare le emissioni del trasporto, ma si intuisce come queste possano aumentare notevolmente il peso dell’impronta di un oggetto semplice come uno spazzolino.
              Gli spazzolini da denti riciclati sono ricavati riutilizzando contenitori di yogurt riciclati, che riducono l’impatto in modo significativo. L’uso di materiali riciclati porta a questi risultati, calcolati dall’azienda Preserve che si occupa di riciclaggio della plastica:
• Acqua 54% in meno.
• Petrolio 75% in meno.
• Carbone 48% in meno.
• Gas naturali 77% in meno.
• Elettricità 46% in meno.

       Tutto questo riduce le emissioni di gas serra, rispetto ad uno spazzolino tradizionale, del 64%. Ciò significa che per ogni spazzolino riciclato, eliminiamo 12 grammi di emissioni di gas serra. Purtroppo però questi 12 grammi sono assorbiti dalla spedizione dello spazzolino stesso che deve raggiungere un centro di riciclaggio a volte lontano migliaia di chilometri. La spedizione di 25 grammi di spazzolino su una distanza superiore ai duemila km si “mangia” tutto il risparmio in termini di emissioni, almeno finché non cominceranno ad essere utilizzati per questo genere di “missioni” dei camion elettrici o comunque non inquinanti.
                 Da tutto questo si evince che l’impatto di uno spazzolino da denti può essere davvero minimo, se non proprio trascurabile. Il consiglio dunque non è di gettarlo con tutta l’altra immondizia, ma almeno accumulare i diversi spazzolini, magari quelli di tutta la famiglia, e gettarli nella differenziata insieme, in modo da ripartire il viaggio, ma incrementare il risparmio in termini di emissioni.

L’impatto collettivo di milioni di spazzolini allora sì che diventerebbe significativo. In alternativa esistono altri modi sostenibili per lavarsi i denti come utilizzare spazzolini con la testina sostituibile (il grosso dell’inquinamento lo fa il manico, ma quello resterebbe immutato), e l’utilizzo di spazzolini già riciclati.