Archiviazioni mensili: gennaio 2011

La Riusola

La Riusola

Stamattina sono andato alla piattaforma ecologica comunale a depositare un po’ di vecchie cose. Mentre scarico faticosamente un grosso televisore a tubo catodico ancora funzionicchiante, scambio due chiacchiere con un altro signore, che aveva appena lasciato lì un monitor piatto di piccole dimensioni per pc. “Le interessa? Funziona ancora. Lo butto perché col pc nuovo mi hanno dato un monitor più grande ed in alta definizione.” Penso che può servirmi come sostituto di uno simile che ho a casa e che sta tirando le cuoia. Detto e fatto: ringrazio il signore e mi porto via il pezzo. Poco dopo, mentre getto la vecchia bicicletta della figlia nel container del ferro, mi rendo conto che la sto buttando non perché sia proprio a fine vita ma perché non ho trovato nessuno cui servisse. E allora mi sono chiesto: non siamo proprio capaci di fare di meglio?

La piccola esperienza di stamattina mi ha risvegliato una vecchia idea, che ripropongo ammodernandola un po’ e traducendola in una proposta concretissima, di non difficile realizzazione, a costo zero per il Comune e per la città, con qualche vantaggio per l’ambiente e per le casse del Comune e di grande valore educativo. La chiamerò:

LA “RIUSOLA”

ovvero “L’Isola del Riuso”

Costitituiamo una piccola Associazione di cittadini (per partire bastano 8 persone) cui l’Amministrazione Comunale conceda in uso una piccola porzione della parte coperta all’interno della piattaforma ecologica (lo spazio c’è ed abbondante). In questo spazio, il sabato mattina uno di noi a turno (con 8 persone si possono fare turni di tre ore al mese,cioè un impegno piccolissimo) raccoglie oggetti con vita residua e di uso comune, come biciclette, mobiletti, monitor ecc. portati alla piattaforma dai cittadini, riempie una nuova scheda (tipo oggetto, data), attacca un numero all’oggetto e scatta una foto col telefonino. Se arriva qualcuno a prendersi un oggetto, lo si consegna e si segna il numero dell’oggetto consegnato. Quando torna a casa, si collega al sito della Associazione e lo aggiorna con gli oggetti nuovi e annulla gli oggetti dati via. In questo modo un cittadino interessato ad un oggetto specifico può vederne la disponibilità senza doversi recare – magari a vuoto – alla piattaforma.

L’importante è che l’Amministrazione ci dia lo spazio dentro la piattaforma, perché è il luogo ideale per intercettare gli oggetti e magari prolungargli la vita. Se poi un oggetti si rivelasse rotto o rimanesse nella Riusola troppo tempo … la piattaforma è lì. All’epoca questa idea si era bloccata sulla impossibilità per gli operatori della piattaforma di occuparsi di far uscire oggetti affidati alla piattaforma per lo smaltimento finale. Ma se di ciò si occupano cittadini che semplicemente organizzano i recuperi che spontaneamente già accadono tra cittadini presso la piattaforma, forse non incontreremo problemi formali.

Cosa ne dice l’Amministrazione? Tra i frequentatori di Pioltello 2011, c’è qualcuno disposto?

UN GRIDO DI DOLORE CONTRO IL CONSUMO DI TERRITORIO DI CARLO PETRINI

UN GRIDO DI DOLORE CONTRO IL CONSUMO DI TERRITORIO DI CARLO PETRINI

Vi propongo la lettura di quest’articolo di Carlo Petrini apparso oggi sulla Repubblica molto interessante perché rinforza la nostra idea che i comuni non devono più consumare il suolo libero perché come dice “ se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.”  

Buona lettura.

Basta con le ruspe salviamo l’Italia

In 15 anni edificati tre milioni di ettari di territorio, l’equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme. E con il piano casa il processo ha avuto un’accelerazione. Appello per fermare lo scempio del paesaggio, prima che sia troppo tardi di CARLO PETRINI

Visto che in tv i plastici per raccontare i crimini più efferati sembrano diventati irrinunciabili, vorrei allora proporne uno di sicuro interesse: una riproduzione in scala dell’Italia, un’enorme scena del delitto. Le armi sono il cemento di capannoni, centri commerciali, speculazioni edilizie e molti impianti per produrre energia, rinnovabile e non; i moventi sono la stupidità e l’avidità; gli assassini tutti quelli che hanno responsabilità nel dire di sì; i complici coloro che non dicono di no; le vittime infine gli abitanti del nostro Paese, soprattutto quelli di domani.

I dati certi su cui fare affidamento sono pochi, non sempre concordanti per via dei diversi metodi di misurazione utilizzati, ma tutti ci parlano in maniera univoca di un consumo impressionante del territorio italiano. Stiamo compromettendo per sempre un bene comune, perché anche la proprietà privata del terreno non dà automaticamente diritto di poterlo distruggere e sottrarlo così alle generazioni future. Circa due anni fa su queste pagine riportavamo che l’equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi da costruzioni e infrastrutture, era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005.Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un’area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano.

E non finisce qui: in Emilia Romagna dal 1976 al 2003 ogni giorno si è consumato suolo per una quantità di dodici volte piazza Maggiore a Bologna; in Friuli Venezia Giulia dal 1980 al 2000 tre Piazze Unità d’Italia a Trieste al giorno. E la maggior parte di questi terreni erano destinati all’agricoltura. Per tornare ai dati complessivi, dal 1990 al 2005 si sono superati i due milioni di ettari di terreni agricoli morti o coperti di cemento.

Come si vede, le cifre disponibili non tengono conto degli ultimi anni, ma è sufficiente viaggiare un po’ per l’Italia e prendere atto delle iniziative di questo Governo (il Piano Casa, per esempio) e delle amministrazioni locali per rendersene conto: sembra che non ci sia territorio, Comune, Provincia o Regione che non sia alle prese con una selvaggia e incontrollata occupazione del suolo libero. Purtroppo, nonostante il paesaggio sia un diritto costituzionale (unico caso in Europa) garantito dall’articolo 9, la legislazione in materia è in gran parte affidata a Regioni ed Enti locali, con il risultato che si creano grande confusione, infiniti dibattiti, nonché ampi margini di azione per gli speculatori. Per esempio la recente legge regionale approvata in Toscana che vieta l’installazione d’impianti fotovoltaici a terra sembra valida, ma è già contestata da alcune forze politiche. In Piemonte è stata invece approvata una legge analoga, ma meno efficace, suscitando forti perplessità dal “Movimento Stop al Consumo del Territorio”. In realtà, in barba alle linee guida nazionali per gli impianti fotovoltaici – quelli mangia-agricoltura – essi continuano a spuntare come funghi alla stregua dei centri commerciali e delle shopville, di aree residenziali in campagna, di nuovi quartieri periferici, di un abusivismo che ha devastato interi territori del nostro Meridione anche grazie a condoni edilizi scellerati.

Ci sono esempi clamorosi: Il Veneto, che dal 1950 ha fatto crescere la sua superficie urbanizzata del 324% mentre la sua popolazione è cresciuta nello stesso periodo solo per il 32%, non ha imparato nulla dall’alluvione che l’ha colpito a fine novembre. Un paio di settimane dopo, mentre ancora si faceva la conta dei danni, il Consiglio Regionale ha approvato una leggina che consente di ampliare gli edifici su terreni agricoli fino a 800 metri cubi, l’equivalente di tre alloggi di 90 metri quadri.

Guardandoci attorno ci sentiamo assediati: il cemento avanza, la terra fa gola a potentati edilizi, che nonostante siano sempre più oggetto d’importanti inchieste giornalistiche, e in alcuni casi anche giudiziarie, non mollano l’osso e sembrano passare indenni qualsiasi ostacolo, in un’indifferenza che non si sa più se sia colpevole, disinformata o semplicemente frutto di un’impotenza sconsolata. Del resto, costruire fa crescere il Pil, ma a che prezzo. Fa davvero male: l’Italia è piena di ferite violente e i cittadini finiscono con il diventare complici se non s’impegnano nel dire no quotidianamente, nel piccolo, a livello locale. Questa è una battaglia di tutti, nessuno escluso.

Ora si sono aggiunte le multinazionali che producono impianti per energia rinnovabile, insieme a imprenditori che non hanno mai avuto a cuore l’ambiente e, fiutato il profitto, si sono messi dall’oggi al domani a impiantare fotovoltaico su terra fertile, ovunque capita: sono riusciti a trasformare la speranza, il sogno di un’energia pulita anche da noi nell’ennesimo modo di lucrare a danno della Terra. Anche del fotovoltaico su suoli agricoli abbiamo già scritto su queste pagine, prendendo come spunto la delicatissima situazione in Puglia. I pannelli fotovoltaici a terra inaridiscono completamente i suoli in poco tempo, provocano il soil sealing, cioè l’impermeabilizzazione dei terreni, ed è profondamente stupido dedicargli immense distese di terreni coltivabili in nome di lauti incentivi, quando si potrebbero installare su capannoni, aree industriali dismesse o in funzione, cave abbandonate, lungo le autostrade. La Germania, che è veramente avanti anni luce rispetto al resto d’Europa sulle energie rinnovabili, per esempio non concede incentivi a chi mette a terra pannelli fotovoltaici, da sempre. Dell’eolico selvaggio, sovradimensionato, sovente in odore di mafia e sprecone, se siete lettori medi di quotidiani e spettatori fedeli di Report su Rai Tre già saprete: non passa settimana che se ne parli su qualche testata, soprattutto locale, perché qualche comitato di cittadini insorge. È sufficiente spulciare su internet il sito del movimento “Stop al Consumo del Territorio”, tra i più attivi, e subito salta agli occhi l’elenco delle comunità locali che si stanno ribellando, in ogni Regione, per i più disparati motivi.

Intendiamoci, questo non è un articolo contro il fotovoltaico o l’eolico: è contro il loro uso scellerato e speculativo. Il solito modo di rovinare le cose, tipicamente italiano. Anche perché l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili entro il 2020 si può raggiungere benissimo senza fare danni, e noi siamo per raggiungerlo ed eventualmente superarlo. Questo vuole essere un grido di dolore contro il consumo di territorio e di suolo agricolo in tutte le sue forme, la più grande catastrofe ambientale e culturale cui l’Italia abbia assistito, inerme, negli ultimi decenni. Perché se la terra agricola sparisce il disastro è alimentare, idrogeologico, ambientale, paesaggistico. E’ come indebitarsi a vita e indebitare i propri figli e nipoti per comprarsi un televisore più grosso: niente di più stupido.

Il problema poi s’incastra alla perfezione con la crisi generale che sta vivendo l’agricoltura da un po’ di anni, visto che tutti i suoi settori sono in sofferenza. Sono recenti i dati dell’Eurostat che danno ulteriore conferma del trend: “I redditi pro-capite degli agricoltori nel 2010 sono diminuiti del 3,3% e sono del 17% circa inferiori a quelli di cinque anni fa”. Così è più facile convincere gli agricoltori demotivati a cedere le armi, e i propri terreni, per speculazioni edilizie o legate alle energie rinnovabili. Ricordiamoci che difendendo l’agricoltura non difendiamo un bel (o rude) mondo antico, ma difendiamo il nostro Paese, le nostre possibilità di fare comunità a livello locale, un futuro che possa ancora sperare di contemplare reale benessere e tanta bellezza.

Per questo è giunto il momento di dire basta, perché rendiamoci conto che siamo arrivati a un punto di non ritorno: vorrei proporre, e sperare che venga emanata, una moratoria nazionale contro il consumo di suolo libero. Non un blocco totale dell’edilizia, che può benissimo orientarsi verso edifici vuoti o abbandonati, nella ristrutturazione di edifici lasciati a se stessi o nella demolizione dei fatiscenti per far posto a nuovi. Serve qualcosa di forte, una raccolta di firme, una ferma dichiarazione che arresti per sempre la scomparsa di suoli agricoli nel nostro Paese, le costruzioni brutte e inutili, i centri commerciali che ci sviliscono come uomini e donne, riducendoci a consumatori-automi, soli e abbruttiti.

Una moratoria che poi, se si uscirà dalla tremenda situazione politica attuale, dovrebbero rendere ufficiale congiuntamente il Ministero dell’Agricoltura, quello dell’Ambiente e anche quello dei Beni Culturali, perché il nostro territorio è il primo bene culturale di questa Nazione che sta per compiere 150 anni. Sono sicuro che le tante organizzazioni che lavorano in questa direzione, come la mia Slow Food, o per esempio la già citata rete di Stop al Consumo del Territorio, il Fondo Ambientale Italiano, le associazioni ambientaliste, quelle di categoria degli agricoltori e le miriadi di comitati civici sparsi ovunque saranno tutti d’accordo e disposti a unire le forze. È il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore, un’ulteriore forma di vessazione, tra le tante che subiamo, anche su ciò che è gratis e non ha prezzo: la bellezza. Perché guardatevi attorno: c’è in ogni luogo, soprattutto nelle cose piccole che stanno sotto i nostri occhi. È una forma di poesia disponibile ovunque, che non dobbiamo farci togliere, che merita devozione e rispetto, che ci salva l’anima, tutti i giorni.   (18 gennaio 2011)

Il 1OOesimo POST DI PIOLTELLO 2O11 . . .

Il 1OOesimo POST DI PIOLTELLO 2O11 . . .

 

 

 

LA FINE DEL PARCHEGGIO SELVAGGIO A PIOLTELLO ?

Due anni fa ero in Croazia d’estate e dopo avere fatto la spesa in un negozio in centro nella città dove soggiornavo, mi ritrovo la macchina, regolarmente parcheggiata, con una ruota bloccata da un attrezzatura particolare e un post-it con 2 cellulari da chiamare.

Passato lo stupore e dopo avere letto il testo del pre-stampato in inglese sul post-it capisco che ho commesso un’infrazione e che ho 2 possibilità:

-      Chiamare uno dei 2 cellulari indicati per farmi liberare la macchina ma pagando subito una multa di 60€;

-      Chiamare i vigili per fare ricorso ma in caso negativo la multa raddoppia.

Chiamo il primo cellulare e dopo 3mn arrivano 2 ragazzi giovani con un T-shirt divisa con tanto di simbolo della cittadina che mi spiegano che non ho pagato il parcheggio, in effetti mi accorgo che era a pagamento. Pago la multa, mi rimettono una ricevuta, mi liberano la macchina e mi augurano buone vacanze con il sorriso.

Quest’episodio mi ha fatto molto riflettere su come si può lottare con intelligenza contro il non rispetto dei divieti, certo ero in vacanza dunque ben disposto, all’estero, e la situazione era banale.

Sarebbe cosi difficile riproporre lo stesso meccanismo a Pioltello con i nostri vigili e degli ausiliari del traffico ? Perché nel nostro comune non c’è un servizio di carro attrezzi dedicato alla repressione delle soste selvagge che lavora con i vigili ?

Il sistema utilizzato in Croazia sarebbe un deterrente molto più efficace che una semplice multa messa solo dopo avere verificato che il proprietario del veicolo non arriva correndo e quasi scusandosi come avviene attualmente.

Se immaginiamo un multa di soli 50€ pagata al momento e viste le numerose macchine parcheggiate senza rispetto dei divieti, di fronte ai bar, sui parcheggi riservati ai portatori di handicap, come possiamo vedere ogni giorno in tutti i quartieri di Pioltello, questa misura permetterebbe di fare rispettare maggiormente i divieti e le regole di convivenza e rappresenterebbe un’entrata non indifferente per le casse del comune di Pioltello.

Penso che la prossima amministrazione deve fare del rispetto delle regole un punto cardine del proprio programma se non vogliamo che si diffonda un senso di illegalità

Inclusione Sociale

Inclusione Sociale

(Bozza di Scheda, da completare)

Inclusione sociale…

Il concetto di marginalitá descrive la condizione secondo la quale una persona, all’interno di un contesto socio-economico e relazionale definito, vive i presupposti dell’esclusione di fronte alla difficoltá di accesso ai canali ed alle risorse per l’integrazione sociale.
Mi sembra opportuno partire definendo il concetto di marginalità prima di proporre idee e riflessioni sul tema dell’inclusione sociale molto caro a “Pioltello 2011”; dove più volte in modo trasversale ha incrociato pensieri sulle nuove o vecchie forme di “povertà” presenti sul nostro territorio e per questo motivo anche questa volta vuole sintetizzare il suo pensiero dove emergano i valori cari a questa piattaforma di pensiero e alla tradizione della “Lista per Pioltello”; chiaramente utilizzando il metodo del confronto con tutti coloro che vorranno farlo.
Ogni riflessione deve essere guidata dalla consapevolezza che l’azione di contrasto alla povertá si trova a fronteggiare da un lato l’aumento dei bisogni e della domanda di prestazioni e servizi relativi alle problematiche emergenti, dall’altra le difficoltà generali in merito alle risorse economiche disponibili. Acquistano valore perciò il consolidamento e l’ottimizzazione del sistema dei servizi e delle prestazioni in atto, il perseguimento dei principi di sussidiarietá e di solidarietá, valorizzando i rapporti con il modo del volontariato ben presente sul nostro territorio.
Quindi l’azione di contrasto alla “povertà” deve essere presente tra le scelte che un’amministrazione comunale, nelle proprie competenze, può e deve fare sostenendo sempre la rete della solidarietà e garantendo il diritto di cittadinanza e di partecipazione di tutte le persone in modo particolare di chi per differenti motivi non può far ascoltare la propria voce: anziani soli e/o non autosufficienti, disabili, disoccupati, giovani, migranti in difficoltà…
La solidarietà sociale deve comprendere:

Inserimento delle persone isolate

  • centro diurno per anziani; in cui sia possibile svolgere attività di intrattenimento, consumo dei pasti ecc;
  • realizzazione di una casa di riposo per anziani non autosufficienti, compatibilmente con le politiche di accreditamento regionali;
  • istituire un “registro comunale” delle persone abilitate nella cura degli anziani;
  • estensione degli orti sociali, rivedere i criteri d’assegnazione.

Accessibilità alla casa

  • mini alloggi per anziani con spazi comuni (mensa + servizi di accompagnamento); collocazione ideale è la ex scuola elementare di Limito, apertura ad un approccio privato – pubblico;
  • agevolare l’accesso all’edilizia convenzionata per le giovani coppie o giovani “single”;
  • vigilare affinché tutti i progetti di edilizia debbano contenere degli obbiettivi che riuniscono sociale e urbanismo;
  • quote obbligatorie di appartamenti in affitto nei nuovi insediamenti.

Lotta contro tutte le discriminazioni

  • Nel piano di diritto allo studio occorre filtrare meglio sui bisogni di inclusione sociale: multiculturalità, prevenzione al disagio ecc.

Risposte ai bisogni specifici degli anziani e delle persone a mobilità ridotta

  • abbattimento di tutte le barriere architettoniche sulle strutture di funzione pubbliche obsoleti;
  • redigere un elenco di misure per agevolare l’uso dei marciapiedi, il collaudo dei marciapiedi rifatti si fa in compagnia di un disabile in carrozzella;
  • far rispettare con maggior severità gli spazi riservati ai portatori di handicap nei parcheggi del nostro territorio.

PIOLTELLO : UNA CITTA’ DIVISA ?

PIOLTELLO : UNA CITTA’ DIVISA ?

 

 

 

 

 

PIOLTELLO : UNA CITTA’ DIVISA ?

               La nostra città è divisa in quartieri che a volte concentrano grossi problemi, penso al Satellite o a piazza Garibaldi, dove potremo tranquillamente parlare di “segregazione sociale” dove si concentrano gruppi sociali come migranti, anziani. Si parla di quartiere ghetto, di una città che viaggia a due velocità che ci costringe a concentrare energia e risorse a pensare a nuove strategie per lottare contro queste disuguaglianze specifiche di Pioltello.

Come possiamo procedere per rendere più omogenei questi quartieri e creare un legame con il resto delle Città ?

Sicuramente insediare all’interno dei quartieri uffici comunali, forze dell’ordine è una prima risposta positiva ma non basta.

  • Primo per sradicare alcune “sacche di povertà”, per uscire dalla logica di città a doppia velocità bisogna normalizzarli, insistere nel volere renderli quartieri come gli altri, smetterla di considerarli come casi a parte e esigere dai cittadini chi vi risiedono le stesse cose, il rispetto delle stesse regole che valgono negli altri quartieri.
  • Secondo, se sono quartieri dove gli interventi “classici” non bastano più, dove la politica propone soluzioni repressive o compensatrici bisogna pensare una nuova strategia, una specie di “discriminazione positiva” per ridurre le differenze per renderli “normali” dal punto di vista dell’omogeneità della popolazione che vi risiede senza distinzione etnica o religiosa.

                  Mi spiego, se attualmente il Satellite o piazza Garibaldi sono abitati al 75 % dai migranti, bisogna farvi ritornare le famiglie italiane. Dobbiamo pensare un azione sovra comunale dove Stato, Regione, Provincia e Amministrazione Comunale creano un Agenzia che acquista gli appartamenti messi in vendita all’interno di questi quartieri per poi affittarli a condizioni particolari con agevolazioni solo a famiglie italiane, giovane coppie o studenti per esempio. All’opposto, lo stesso comune quando crea un quartiere con edilizia convenzionata deve assolutamente riservare una quota per esempio del 25% per i migranti che devono avere la possibilità di trovare casa in ogni zona di Pioltello, non solo nei quartieri tradizionalmente a loro riservati.

          Si chiama “mixità sociale”, secondo me è l’unica soluzione non potendo ricostruire questi quartieri e non potendo “svuotarli” come qualcuno vorrebbe, bisogna modificare il profilo dei loro residenti, le classi sociali che vi risiedono.  Mi rendo conto che quello che propongo è molto difficile non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista dei pregiudizi, si trova poca gente disposta ad andare a vivere nei quartieri “stigmatizzati”. Dall’altra parte tutti i partiti vorrebbero aumentare gli alloggi sociali o l’edilizia convenzionata ma le numerose critiche fatte al PII di Limito dimostrano che nessuno li vuole nel proprio quartiere giocando sulla paura di un presunto possibile nuovo quartiere ghetto. Dunque non serve tanto spostare o edificare nuove costruzioni pensando di aiutare solo i più deboli bisogna agire sulla realtà di questi quartieri.  

                    Non dimentichiamo che questi quartieri “stigmatizzati” hanno la fortuna di non essere ai margini del nostro Comune ma nel suo cuore e di essere ben serviti dai servizi: Piazza Garibaldi è di fronte alla stazione di porta che collega Pioltello in 5mn al centro di una delle più grande metropoli di Europa e il Satellite dispone di un punto Comune, di bellissimi parchi, è servito dal pullman che raggiunge la metropolitana di Cernusco in 10mn.

               Se dovessimo chiedere ad un architetto come rendere più bella la nostra città,  penso che senza dubbio prima di risponderci, ci farebbe notare che non basta cancellare e ridisegnare, abbellire, ma siccome si costruisce per il lungo termine, bisogna prendere il tempo di andare sul posto e d’incontrare i cittadini, capire le loro esigenze, le loro attese. La politica può fare tanto ma sono i cittadini che fanno vivere il loro quartiere.