Fino a qualche anno (mese?) fa, parlare di “Pioltello città agricola” avrebbe fatto sorridere se non peggio. Ma da quando nella bozza del PGT (Piano di Governo del Territorio) si è inserito il progetto di un grande Parco Agricolo pubblico dentro l’area del Parco delle Cascine, ecco che associare la nostra città alla attività agricola non suona più così strano, considerando che il 40% del nostro territorio è tuttora dedicato alla agricoltura (come ricordato dal recentissimo Rapporto Ambientale su Pioltello).
Come stimolo alla discussione al Programma Amministrativo in formazione su Pioltello 2011, ecco alcune riflessioni sollecitate dalla lettura estiva dal libro “Terra Madre” di Carlo Petrini (il fondatore di Slow Food), disponibile presso la biblioteca comunale e che mi sembrano particolarmente adatte al nostro contesto. In corsivo il testo e a seguire i miei commenti.
1. “Ci sono gruppi di acquisto (i GAS in Italia, gli AMAP in Francia …) che stringono una alleanza con i contadini e, attraverso diverse forme di pagamento (anticipato su tutta la produzione oppure tramite un abbonamento pagato alla consegna settimanale della cassetta di verdura) assicurano una alleanza che, scavalcando il mercato, è in grado di garantire un adeguato introito ai coltivatori ma anche sane forniture di frutta, verdura, carne, uova, formaggi e persino fiori di stagione, a dei consumatori che diventano in questo modo co-produttori … (formando) una comunità del cibo di cittadini e contadini che cominciano a conoscersi, stringono amicizie, educano i propri figli, si assicurano il rispetto di ecologia, economia e cultura, nonché di sane relazioni umane.”
Se condiviamo questo approccio, perché allora non impostare il futuro Parco Agricolo pubblico nel Parco delle Cascine non solo come un’area “verde” e respirabile, ma anche come l’Orto di Pioltello, non banalmente affittato ad un operatore agricolo che lo tenga in ordine ma con una compartecipazione dei cittadini nella scelta di cosa produrre, cioè co-produttori nel senso indicato da Petrini? Ad esempio, riservando / privilegiando l’acquisto del cibo prodotto nel Parco ai cittadini pioltellesi a condizioni favorevoli, ad esempio definendo con assemblea pubblica annuale (dei cittadini partecipanti) le priorità di coltivazione, ad esempio riservando una postazione privilegiata del “nostro” Orto nel mercato settimanale.
2. “Piantare un orto, anche piccolo, perfino sul tetto di un palazzo o su una terrazza, ha un alto valore simbolico: significa riappropriarsi del cibo, della sua produzione, dei ritmi della natura. Ci sono comunità di agricoltura urbana (…) in cui i pensionati si prodigano per insegnare ai bambini i fondamenti dell’ortocoltura.”
Credo che questa sollecitazione di Petrini possa essere raccolta pensando a quella forte realtà pioltellese che sono gli orti sociali, assegnati dal Comune agli anziani. Finora questo strumento è stato concepito come una forma di hobby personale e di aggregazione tra anziani. Perché non allargare questo obiettivo al dialogo intergenerazionale e alla educazione alla coltivazione, prevedendo nel contratto di assegnazione degli orti momenti di visita guidata e di “piccolo apprendistato” delle scuole presso gli orti sociali, e di scuola di orticoltura aperta a tutti i cittadini che vogliano cimentarsi a coltivare qualcosa sul proprio terrazzo o orto urbano?

3. Slow Food e Università degli Studi hanno creato un progetto molto articolato che in previsione dell’Expo 2015 vuole ridefinire radicalmente il rapporto tra città e agricoltura periurbana. Milano ha una risorsa incredibile, il suo Parco Agricolo Sud (… ma) l’agricoltura della zona non è a servizio della città. (…) Inoltre il terrritorio agricolo periurbano è sottoposto a forti spinte verso la cementificazione. (…) Il Parco può essere il monumento territoriale per celebrare e rappresentare l’Expo come la Torre Eiffel lo fu per Parigi.”
L’attuale Amministrazione intende “sfruttare” i finanziamenti dell’Expo per la sistemazione della Cascina Bareggiate. C’è il rischio che l’Expo diventi l’occasione per espellere verso l’hinterland “funzioni” non più gradite alla metropoli. Perché invece non analizziamo progetti come quello di Slow Food e Università per vedere se le nostre aree agricole possano contribuire e riceverne in cambio idee e magari finanziamenti?
PS Io sono cresciuto in una casa degli anni ’50 in centro Pioltello con l’orto sostituito parzialmente nel tempo dal garage, in una via trafficatissima (via Sauro) in cui c’era – e parzialmente c’è ancora – una stalla con le vacche.
Ottime idee, condivido e approvo. La terra è la risorsa del futuro, per questo sono sempre stato fermamente contrario ad ogni sfruttamento di tipo commerciale per volgari speculazioni edilizie. Per quanto concerne la proposta di dedicare a Parco Agricolo Pubblico il futuro Parco delle cascine, sono pienamente d’accordo, a due condizioni: primo, che siano assolutamente banditi dalle coltivazioni di tale Parco sia gli organismi geneticamente modificati sia i concimi chimici di ogni genere e tipo; secondo, che il controllo della qualità della produzione ed il rispetto delle suddette elementari regole di puro buon senso venga esercitato con una precisione ed una severità assolute, direi quasi feroci, da un apposito comitato di cittadini onesti e trasparenti ed in piena collaborazione con le amministrazioni comunali che via via si avvicenderanno. Bisogna puntare al massimo del risultato per essere di esempio per gli altri comuni e per coinvolgere sempre più persone, per questo i prodotti di tale Parco Agricolo dovranno essere tutti eccellenti e naturali, non con certificazioni e marchi biologici di comodo ma realmente naturali. L’esperienza insegna che lo si è fatto altrove, in Italia e all’estero, e quindi anche da noi lo si può fare, anzi lo si deve fare perché a Pioltello e dintorni ci sono molte persone valide e in gamba in grado di farlo. Vi sono metodi ed associazioni (pochissimi a dire il vero) molto validi ed affidabili, se il progetto andrà avanti li si può contattare. Faccio notare che le pochissime associazioni credibili che conosco personalmente sono senza scopo di lucro (inteso come indebito profitto), il che stride molto con la mentalità, attualmente molto diffusa, di puro sfruttamento di ogni risorsa naturale. Però credo che valga la pena partire con il piede giusto, anche se ciò comporta un certo sforzo iniziale, soprattutto se poi si vorranno coinvolgere le scuole e le giovani generazioni in un circolo virtuoso (a mio parere andrà fatto sicuramente).
Spero vivamente che qualcun altro oltre al sottoscritto manifesti pubblicamente il proprio interesse e la propria approvazione per questa brillante idea del Parco Agricolo Biologico e Naturale (mi sono permesso di aggiungere questi due requisiti per completare l’ottima proposta presentata da Giuseppe).
Marco
Giuseppe,
ho molto apprezzato il tuo post. Alcune di queste idee erano emerse, in forma “embrionale” anche durante gli incontri di presentazione del PGT con le associazioni.
Penso che la tua proposta, se approfondita e sviluppata nel modo giusto, possa sicuramente diventare un elemento distintivo di governo della città per chi si candida a tale compito nell’ambito di Pioltello 2011.
Penso anche che possa suscitare molto interesse ed ottenere ampio consenso; sono ottimista su questa prospettiva.
Ho ricevuto “Terra Madre” come regalo lo scorso Natale ed è stata una lettura molto istruttiva, proprio mentre si discuteva del futuro del Parco delle Cascine, allora molto più nebuloso di ora…
Carlo Petrini venne già citato da Vanni Mosca nel Comitato di Quartiere di Limito a Limito, credo nell’autunno 2008, quando si discuteva del futuro dell’area ex-Sisas, lavorando sulle osservazioni all’Accordo di Programma: allora si prese spunto da un reportage apparso su l’Espresso: “Idea verde per Expo 2015″ e si cercava di aprire ad idee alternative per il nostro malandato territorio.
Ecco il link di quell’articolo, che, alla luce della tua proposta, diventa nuovamente interessante:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/idea-verde-per-milano-expo/2033112
Concordo sulla necessità, evidenziata da Marco, di un “Comitato di Garanzia”, che potrebbe essere collegato ad una Commissione Consiliare o addirittura ad un Aessorato con esplicita delega all’Agricoltura.
Sempre però tenendo presente l’obiettivo di ridurre al minimo il numero degli Assessori…
A supporto ed avvaloramento di questa discussione, segnaliamo su http://www.pioltello.org alla pagina
http://pioltello.wordpress.com/2010/08/30/spesa-a-kilometri-zero/
l’elenco delle aziende agricole della Martesana che vendono direttamente al pubblico e la cui presenza – oltre ad essere una buona occasione per iniziare a “mangiare locale” – testimonia la vivacità della produzione agricola locale e l’esistenza di un mercato.
Sono idee splendide!
Uno dei tanti progetti di terra madre è “Scuole europee per un cibo sano”…
Si potrebbe estendere a Pioltello, cioè migliorare la qualità del cibo servito nelle scuole e nelle mense, e far apprezzare i prodotti locali.
Vi consiglio di vedere:
“terra madre” film documentario di Ermanno Olmi
“Super Size Me” film-documentario di Morgan Spurlock.
Io ho un debole per il tema relativo all’alimentazione, lo ritengo molto importante, ed è bello che ci siano tanti progetti di questo tipo.
Oramai gli studiosi ritengono dimostrato il rapporto tra aggressività/depressione e consumo di certi cibi….
mentre all’istituto dei tumori di milano ritengono che una sana alimentazione oltre a migliorare la qualità della vita ridurrebbe di circa il 30% la comparsa di alcuni tumori e delle malattie occidentali, insomma non è poco! considerando che a Pioltello la percentuale di alcuni tipi di tumori è molto alta (qualcuno colpevolizza la ex Sisas)….
ciao romina
PERCHE NON SERVE UN AGRITURISMO NEL PARCO DELLE CASCINE E DEVE ESSERE SVILUPPATTO SOLO UN PROGETTO DI TIPO AGRICOLO:
Mi permetto di segnalare quest’articolo apparso su La Repubblica ed. Milano, 30 agosto 2010:
http://www.eddyburg.it/article/articleview/15723/0/38/?PrintableVersion=enabled
Diritti e rovesci della “riqualificazione delle cascine” in un articolo di Alessia Gallione e un’intervista di Stefano Rossi a Gianni Beltrame.
“Il futuro del Parco Sud si chiama agriturismo. Ne è convinto il presidente della Provincia Guido Podestà che, in vista dell’arrivo dei visitatori di Expo, lancia un progetto per aumentare le strutture e i posti letto all’interno dell’immensa area verde ai confini con la città.
- «Il potenziale è altissimo – dice – e noi vogliamo incentivare la ristrutturazione delle cascine in questo senso». …
…. Ed è proprio all’agriturismo che, adesso, guarda Palazzo Isimbardi per rilanciare il Parco Sud. Aprendo la strada sempre di più alla possibilità per le aziende di affiancare l’attività di produzione all’ospitalità. Ristrutturando e cambiando la destinazione delle cascine.
…. E la Provincia – che sovrintende la pianificazione anche attraverso i cosiddetti “Piani di cintura” – vuole dire sì alle domande di riconversione presentate: una decina, per ora, quelle in attesa di risposta in diversi Comuni.
- «….Ma ci vuole un progetto di lungo periodo per capire se potrà esserci richiesta anche dopo Expo». Senza dimenticare i finanziamenti:
- «Per una norma dell’Unione europea l’agriturismo non è finanziabile nel Milanese. Regione e Provincia dovrebbero attivarsi con fondi propri». Lo sviluppo dell’agriturismo sembra piacere anche a Massimo D’Avolio, sindaco pd di Rozzano e presidente dell’Assemblea dei 61 Comuni:
«Potrebbe essere un’opportunità per valorizzare la zona in chiave turistica. Sicuramente ci sono molte vecchie cascine che potrebbero essere ristrutturate».
L’altolà dell’urbanista “L’area fa gola a molti attenzione ai trucchi”
intervista di Stefano Rossi a Gianni Beltrame
Gianni Beltrame, urbanista, è fra i padri del Parco Sud, essendo stato uno dei direttori del Pim, il centro studi per la programmazione dell’area metropolitana milanese.
Architetto, l’agriturismo è compatibile con il Parco Sud?
«In linea di principio sì. Tuttavia il Parco è oggetto di aggressioni edificatorie e speculative. Si deve controllare caso per caso per verificare se si tratti di iniziative di vero agriturismo».
Qual è il fattore discriminante?
«È agriturismo se si soggiorna in una cascina che svolge una normale attività agricola. Non è agriturismo se si va in un albergo o un ristorante truccato da attività agricola».
C’è un rischio reale?
«L’agriturismo è facilmente oggetto di mistificazioni. Anche le revisioni dei confini del parco su richiesta dei Comuni vanno esaminate con attenzione. Sono spesso una scusa per nuovi interventi urbanistici nelle aree protette».
Eppure molti Comuni, in primis quello di Milano, sostengono che il Parco Sud sia un’area degradata.
«Quella del degrado è una balla che il Comune di Milano racconta per arrivare a una conclusione ovvia: il Parco Sud va risanato. Come? Costruendoci sopra. Da tempo il Comune strizza l’occhio a Ligresti, Paolo Berlusconi, Cabassi, che hanno comperato anche in anni recenti dagli enti pubblici a prezzi di svendita. Sono loro i grandi proprietari e non certo gli agricoltori, che sono in affitto. Il Comune però non dice che il Parco Sud, anche se può non essere bello dal punto di vista della manutenzione, ha salvato dalla cementificazione la zona agricola più bella e sviluppata della pianura padana, una delle più fertili d’Europa. Nel Settecento e Ottocento gli agronomi inglesi e tedeschi venivano a studiare il sistema irriguo milanese».
Le aziende agricole però segnano il passo.
«Logico, se la proprietà ricatta l’affittuario con rinnovi contrattuali di due anni in due anni. È questo che ha fatto abbandonare i campi. Servono contratti più lunghi per giustificare la riqualificazione. L’agricoltura ha strutturalmente tempi lunghi di investimento e di resa».
Il Pgt, il Piano di governo del territorio adottato in prima lettura a luglio, dà garanzie per la salvaguardia del Parco Sud?
«Il Pgt ne voleva la distruzione. Vedremo dopo le modifiche in prima lettura e dopo l’approvazione definitiva. Il Comune punta a renderlo edificabile, in ossequio ai desideri dei grandi proprietari di cui questa maggioranza è portavoce. Ma non ne ha il potere, e nemmeno la Provincia, che è solo l’ente gestore. Il Parco Sud è stato istituito con legge regionale».
Regione, Provincia e Comune sono governate dalla stessa maggioranza.
«È chiaro che il Parco Sud è la più bella occasione speculativa che si offre nel milanese. La scelta di proteggere l’ultima grande fascia agricola è stata lungimirante ma, dopo aver cercato di costruire il parco per decenni, negli ultimi anni ho potuto solo tentare di difenderlo».
Grazie Paul
mi sembra un articolo MOLTO interessante, in particolare su questi punti:
1. L’agriturismo può essere il cavallo di troia per speculazioni edilizie. Infatti noi NON prevediamo agriturismo se non come opzione aggiuntiva - non fondativa – del progetto, il cui cuore resta l’agricoltura intesa in senso esteso (compresa ad esempio le attività educative, l’allevamento, attivitù sportive legati ai cavalli …) e su cui innestare l’idea di produzione alimentare locale.
2. L’agricoltura è in difficoltà a causa della brevità dei contratti di affitto. Noi invece vogliamo proteggere l’agricoltura proponendo contratti lunghi, che giustifichino gli investimenti che l’agricoltore dovrà fare. Solo la proprietà pubblica può garantire ciò perché il privato sarà sempre tentato a fare contratti brevi per tenersi le mani libere per cogliere eventuali possibilità di speculazione edilizia.
3. La UE non finanzia l’agriturismo. Ma la UE finanzia normalmente l’agricoltura, quindi siamo nel filone che potrà cogliere anche questa occasione di finanziamento
grazie dell’articolo davvero interessante,
un’altro punto importante che sottolinerei è di prendere in cosiderazione l’agriturismo solo in caso di ristrutturazione di cascine esistenti, e non di nuove costruzioni…
Romina, forse non hai letto bene l’articolo . . .
In ogni caso non vogliamo nessun agriturismo all’interno del parco delle cascine: SOLO AGRICOLTURA e se fosse possibile, e sarebbe la cosa migliore riservando / privilegiando l’acquisto del cibo prodotto nel Parco ai cittadini Pioltellesi a condizioni favorevoli, ad esempio definendo con assemblea pubblica annuale (dei cittadini partecipanti) le priorità di coltivazione, ad esempio riservando una postazione privilegiata del “nostro” Orto nel mercato settimanale. Solo questo vogliamo.
La parola agriturismo rimanda al turismo che a mio avviso è incompatibile con la nostra idea di parco senza considerare che non so cosa possa offrire Pioltello ai Turisti una volta smontato il Teatrino dell’Expo 2015 ?
Dobbiamo volare basso e molto concreto se vogliamo che il Parco Agricolo diventi una realtà !
Romina, Paul,
sono anche io un affezionato frequentatore di Eddyburg, che è un sito sempre ricco di spunti interessanti. Avevo letto anche io l’articolo segnalato da Paul, che ringrazio per averlo rilanciato su Pioltello 2011.
Sul tema delle fuorvianti interpretazioni e realizzazioni degli agriturismi, vi segnalo un articolo che avevo già messo in luce su pioltello.org quando a dicembre 2009 si discuteva su “Un nuovo quartiere nel Parco delle Cascine?”.
E’ un intervento di Claudio Cristofani su arcipelagomilano.org e si intitola “EXPO 2015: LE CASCINE E I FIGLI DELL’ASSESSORE”. Spiega secondo me molto bene i concetti che Paul propone.
Lo ripropongo come elemnto utile a questo dibattito, lo trovate al link:
http://www.arcipelagomilano.org/?p=4396
Saluti,
Gianluca
Paul,
relativamente all’articolo, il mio riferimento era relativo alla frase di Dario Olivero:
«Piuttosto che realizzare nuove costruzioni, siamo favorevoli a ristrutturare le strutture esistenti. Ma ci vuole un progetto di lungo periodo per capire se potrà esserci richiesta anche dopo Expo».
e di Gianni Beltrame:
«È agriturismo se si soggiorna in una cascina che svolge una normale attività agricola. Non è agriturismo se si va in un albergo o un ristorante truccato da attività agricola».
mi spiace! non volevo proporre nessun agriturismo a Pioltello (anzi, io conosco veramente poco le cascine di Pioltello!!), ma non credo che l’agriturismo vada per forza associato alla speculazione, concordo con Stefano Bottasini che parla di eventuale opzione aggiuntiva.
Concordo al 100% che l’uso agricolo del parco è il migliore che se ne possa fare, ed è un’ottima proposta;….
…e da quanto ho capito è molto difficile riuscire ad ottenerlo e combattere contro i rischi esposti negli articoli segnalati….
grazie anche a Gianluca per l’articolo proposto.
… Scusate ancora, anche se non centra con l’argomento agricoltura (ma con l’argomento “cibo” tra cui frutta e verdura!), mi permetto di segnalarvi questo video:
saluti Romina
anche io vorrei dare un piccolissimo suggerimento che ha a che vedere con la terra, anche se non e’ il mio ambito piu’ congeniale, ma e’ una scelta che puo’ essere fatta in ambito comunale semplicemente volendolo e a mio modo di vedere questa fabbrica del programma ha bisogno anche proposte minimali, economiche e subito realizzabili.
Ho notato che alcune persone oggi raccoglievano in un sacchetto le mele di alcuni alberi piantati sul suolo pubblico, proporrei quindi per le future piantumazioni di considerare l’utilizzo di alberi da frutto, ovviamente non saprei in specifico quali tipi sono i piu’ adatti ad essere piantati e lasciati crescere “selvaggiamente”, immagino che alcuni siano piu’ resistenti al nostro clima mentre altri se non curati, innestati o altro non producono frutti commestibili.
Mi vengono in mente i fichi, i prugnoli ma qualcuno piu’ esperto potra’ dire cosa piantare per avere frutti anche senza dedicare cure particolari al “frutteto pubblico”.
Anche cespugli tipo rosmarino potrebbero fornire ai cittadini grandi e piccoli occasione di riscoprire cosa la terra ci puo’ dare.
Otterremmo 2 risultati:
***** i bambini potrebbero scoprire che le mele non crescono alla esse lunga
***** i piu’ poveri potrebbero avere una fonte di approvvigionamento piu’ economica
Ciao a tutti , ho letto con piacere i vostri propositi , ma vi invito a qualche riflessione : come possiamo pensare di poter gestire un così ampio territorio , quando a fatica , anzi mi correggo quando mal gestiamo quel poco di verde comune che abbiamo ? Mi riferisco al bosco della Besozza , dove spacciatori la fanno da padrone , dove spesso manca l’acqua nelle fontanelle, dove chi ne ha voglia fa feste e festini lasciando sporco , dove solo nei week end estivi è presidiata da volontari a cavallo ( che nel mese di luglio , hanno avvistato e con i pompieri sedato un principio dincendio ) , o vogliamo parlare della cascina Castelletto , dove il parcheggio è selvaggio e anche qui feste a gò gò . Ho come l’impressione che all’inizio tutti si concorda nel portare a casa il fazzoletto di verde , e poi si troverà una soluzione e se non si trova , si alzano le spalle dicendo che non ci sono soldi , o se qualcuno avanza progetti di volontariato , gli si dice che in quell’area ci sono altri progetti ben più interessanti ( ma ovviamente irrealizzabili , legati a progetti faraonici come l’expo o al recupero delle 100 cascine ). E allora invito a riflettere , ho si produce qualcosa che veramente porti del bene alla comunità e che sia duraturo , e perchè no anche con un ritorno economico , O lasciamo che sia la terra ad insegnarci come AMARLA .
Beppe
Beppe, hai ragione quando dici che la nostra Amministrazione fa fatica a manutenere la Besozza (anche se poi la manutiene) come fa fatica a far quadrare i conti della manutenzione in generale.
Proprio per questo motivo, quando è emersa la possibilità di arrivare ad un accordo (per ora tutto ancora a parole) con la maggiore proprietà del Parco delle Cascine per acquisire una vasta area, nessuno ha pensato di poterla gestire come un parco verde pubblico, perché il nostro Comune non avrebbe il mezzo milione di euro necessario.
Invece, la bozza di PGT prevede la costituzione di un Parco Agricolo, con una parte a verde accessibile al pubblico, manutenuta dall’operatore agricolo. In pratica, si intende valorizzare l’area per la produzione agricola (cercando di perseguire i principi qui descritti di produzione di cibo a km zero ecc.) assegnandola ad un operatore agricolo che in cambio manutenga a costo zero per la comunità la parte a verde.
E’ un progetto complesso, ma fattibile. Come Lista ti anticipo che stiamo cercando di organizzare per questo autunno un incontro pubblico sul futuro del Parco Agricolo coinvolgendo chi ha già fatto questo tipo di esperienza in Italia (Slow Food e dintorni) proprio per consolidare l’idea in un progetto credibile ed economicamente sostenibile.
Sono d’accordo con te, se non si ama la terra e non la si rispetta, va a finire che la si sfrutta e la si degrada.
Mi permetto di segnalrvi questo articolo di Vinia Bosio dove rinforza le motivazioni per sostenere ed aderire all’agricoltura a Km zero; tema molto caro a “Pioltello 2011″ e soprattutto presente nel nostro ormai futuro PGT…
Agricoltura a Km zero: i vantaggi di fare la spesa dal contadino
Mercoledì 13 Gennaio 2010 19:23 Scritto da Vinia Bosio
L’agricoltura a Km zero è una filosofia di consumo ecosotenibile: le aziende agricole aprono le porte ai consumatori permettendo loro di acquistare i propri prodotti senza dover passare attraverso intermediari. Tale fenomeno noto anche sotto il nome di “Farmers Market”, come abbiamo visto in diverse occasioni, sta prendendo sempre più piede in Italia e nel mondo.
E’ in controtendenza con la globalizzazione poiché i prodotti a Km zero per definizione non possono “viaggiare” molto, e, per essere tali, non possono superare i 70Km dal luogo dove sono stati prodotti.
L’istituzione di tale forma di distribuzione commerciale è oggetto, proprio in questi giorni di legislazione, anche se molte Regioni come, ad esempio, il Veneto, hanno già approvato la legge che regola i cibi a km zero. I vantaggi di questa forma di mercato sono molteplici:
- economici: l’assenza di intermediari ed il mancato trasporto su ruote fanno scendere i prezzi dei prodotti di almeno il 30%.
- ambientali: i packaging ridottissimi e il mancoto trasporto rendono le emissioni di CO2 praticamente nulle, inoltre aumenta la sicurezza stradale per il minor numero di mezzi in circolazione;
- maggior qualità dei prodotti: non dovendo esser impacchettati, etichettati e distribuiti vengono venduti ancora freschissimi con la certezza che si tratti di cibi nazionali, anzi regionali, cosa ormai piuttosto rara, soprattutto per quanto riguarda frutta e verdura che spesso provengono dall’altro capo del mondo.
Esiste poi anche un interessante aspetto culturale: l’avvicinamento del consumatore alla realtà contadina permette un contatto diretto con la natura, gli animali, la terra e le conoscenza dei prodotti che ci offre, dando più senso allo scorrere delle stagioni che ci offrono frutta e ortaggi sempre differenti.
Purtroppo non è facile fare una spesa “completa” secondo i nostri canoni di consumatori viziati abituati ad avere tutto e sempre: molti prodotti agricoli sono legate alle zone climatiche ed al territorio, però i molteplici canali di distribuzione dell’agricoltura a Km 0, invogliano ed aiutano tutti gli interessati. E’ così possibile reperire i prodotti presso le aziende agricole, i mercati di paese (es. tutti i sabati presso il mercato di Cusago la Cascina Roncaglia vende nel proprio banchetto uova, cotechini salmi e formaggi di propria produzione), i distributori meccanici a gettone (es i distributori di latte crudo alla spina), i mercati appositamente creati (es. i Farmers Market che vengono organizzati a Roma e il nuovo farmer market metropolitano di via Ripamonti a Milano,) o infine, rivolgendosi ai GAS, i gruppi di acquisto solidale.
Vinia Bosio
http://www.greenme.it/mangiare/filiera-corta/1515-agricoltura-a-km-zero-i-vantaggi-di-fare-la-spesa-dal-contadino
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